La schizofrenia è un disturbo psichiatrico complesso, caratterizzato da sintomi come allucinazioni, deliri, pensiero disorganizzato e difficoltà cognitive. Colpisce circa una persona ogni cento nel mondo, con una frequenza simile tra aree geografiche ed etnie diverse.
Una nuova ricerca suggerisce che, per comprendere meglio questa malattia, potrebbe essere necessario guardare anche oltre il cervello. I neutrofili, i globuli bianchi più numerosi nel sangue, sembrano infatti produrre una proteina chiamata C4A, già associata al rischio genetico di schizofrenia.
Lo studio, condotto da ricercatori di Stanford Medicine, è stato pubblicato online l’11 maggio sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences. I risultati collegano diversi elementi osservati in precedenza separatamente: la genetica della C4A, la presenza di più neutrofili nel sangue delle persone con schizofrenia e l’effetto della clozapina su queste cellule.
Il dato non dimostra ancora che i neutrofili causino la schizofrenia. Indica però una possibile comunicazione tra sistema immunitario periferico e cervello, che potrebbe aiutare a chiarire alcuni meccanismi della malattia e, in futuro, a individuare nuovi strumenti diagnostici o terapeutici.
Punti chiave
- I neutrofili possono produrre la proteina C4A.
- La C4A è un importante fattore di rischio genetico per la schizofrenia.
- Nei pazienti, i neutrofili mostrano una maggiore attività di produzione della C4A.
- Nel sangue dei pazienti sono aumentati i segnali di attivazione della proteina.
- Il legame tra sangue e cervello potrebbe riguardare il rimodellamento delle sinapsi.
- Servono ulteriori studi prima di parlare di diagnosi o trattamenti applicabili.

Una proteina già al centro dell’attenzione
La C4A appartiene al sistema del complemento, una rete di circa cinquanta proteine presenti nel sangue e coinvolte nelle risposte immunitarie. Quando si attiva, questa rete può contribuire a riconoscere e contrastare le infezioni. La C4A è prodotta soprattutto dal fegato, ma il nuovo studio mostra che può essere fabbricata anche dai neutrofili.
I neutrofili rappresentano circa metà dei globuli bianchi circolanti. Sono cellule a vita breve, specializzate nel raggiungere rapidamente i siti di infezione, inglobare microrganismi e liberare sostanze utili a eliminarli. La loro attività, tuttavia, può anche riflettere processi infiammatori più ampi.
Dal patrimonio genetico all’attivazione
Il gene della C4A può essere presente in un numero variabile di copie. Le persone che ne possiedono più copie tendono ad avere una maggiore quantità di C4A nel plasma e un rischio genetico più elevato di schizofrenia. Nei pazienti, inoltre, i livelli cerebrali stimati della proteina sono stati associati all’intensità dei sintomi.
Per diventare attiva, la C4A viene tagliata e libera un piccolo frammento chiamato C4-ana. La presenza di questo frammento nel plasma può quindi essere considerata una traccia dell’attivazione della proteina.
Il sistema del complemento è una componente antica dell’immunità. È formato da numerose proteine che si attivano in successione, come una catena di reazioni, quando l’organismo rileva un’infezione o un segnale infiammatorio. Alcune sue componenti possono danneggiare direttamente i microrganismi; altre favoriscono il richiamo e l’attivazione delle cellule immunitarie. La C4A è una di queste proteine. Nel cervello, però, il complemento sembra avere anche un ruolo nel rimodellamento delle connessioni tra neuroni. Il suo funzionamento non è quindi limitato alla difesa dalle infezioni: può partecipare a processi fisiologici di organizzazione dei circuiti nervosi. Quando l’attivazione è eccessiva o avviene nel momento sbagliato, potrebbe contribuire a modificare il numero delle sinapsi, i punti di contatto tra le cellule nervose.
Che cosa hanno osservato i ricercatori
Il gruppo di Stanford ha analizzato una grande banca dati sull’espressione genica, cioè sull’attività dei geni nelle singole cellule. Ha inoltre esaminato campioni di sangue provenienti da dieci volontari anonimi. L’analisi ha mostrato che i neutrofili producono effettivamente C4A.
| Osservazione | Risultato |
|---|---|
| Produzione cellulare | I neutrofili possono fabbricare C4A |
| Confronto clinico | Nei pazienti l’attività di produzione è maggiore |
| C4A nel plasma | Non emerge una differenza nella quantità complessiva |
| C4-ana nel plasma | I livelli risultano più elevati nei pazienti |
Il quadro appare quindi paradossale: i neutrofili delle persone con schizofrenia sembrano avviare una produzione maggiore, ma trattengono meno C4A al loro interno. Secondo gli autori, la proteina potrebbe essere rapidamente consumata dopo essere stata prodotta. Non è ancora noto dove avvenga questo consumo né se la C4A proveniente dai neutrofili raggiunga il cervello.
Il possibile collegamento con le sinapsi
Nel cervello, la C4A è stata collegata alla potatura sinaptica, il processo con cui vengono eliminate alcune connessioni tra neuroni durante lo sviluppo fetale, l’infanzia e l’adolescenza. Questo meccanismo contribuisce normalmente a rendere più efficienti i circuiti cerebrali. Nella schizofrenia, tuttavia, la corteccia cerebrale presenta circa il 30% di sinapsi in meno rispetto alla norma, oltre a uno spessore ridotto.

Un ponte tra sangue e cervello
La scoperta dei ricercatori non offre ancora una spiegazione completa della schizofrenia, ma inserisce un nuovo elemento in un quadro già articolato. In precedenza era stato osservato che le persone con schizofrenia presentano spesso un numero maggiore di neutrofili nel sangue e che la clozapina, il farmaco più efficace contro alcuni sintomi psicotici, può ridurne la quantità.
La clozapina può diminuire allucinazioni, deliri e fissazioni, ma non arresta necessariamente la progressione della malattia né ripristina motivazione e funzioni cognitive. Inoltre può causare effetti indesiderati importanti, tra cui aumento di peso e rischio cardiovascolare. Il suo effetto sui neutrofili potrebbe essere una semplice conseguenza del trattamento, oppure avere un ruolo ancora non riconosciuto: lo studio non permette di stabilirlo.
Possibili ricadute per la ricerca
Nuovi bersagli terapeutici
Se i neutrofili partecipassero direttamente ai processi coinvolti nella schizofrenia, bloccare alcune loro attività potrebbe diventare una possibilità da studiare. Un eventuale trattamento rivolto ai neutrofili agirebbe nel sangue periferico e, secondo gli autori, non avrebbe bisogno di attraversare la barriera ematoencefalica. Si tratta però di un’ipotesi, non di una terapia già disponibile.
Il sangue come fonte di informazioni
La misurazione dei neutrofili, della C4A o del frammento C4-ana potrebbe in futuro contribuire alla ricerca di segnali biologici associati alla malattia. Un indicatore ematico, interpretato insieme alla valutazione clinica, sarebbe potenzialmente più semplice da ottenere rispetto a misure dirette nel cervello. Non è tuttavia dimostrato che questi parametri possano prevedere l’esordio dei sintomi o distinguere con precisione le persone con schizofrenia da quelle con altri disturbi.
Punti di forza e limiti
Tra gli elementi rilevanti dello studio vi sono l’uso di una vasta banca dati sull’espressione genica e la verifica sperimentale su campioni di sangue. La ricerca collega inoltre dati genetici, immunologici e clinici che finora erano stati considerati soprattutto separatamente.
I limiti sono altrettanto importanti: il numero di volontari esaminati direttamente è ridotto, il percorso della C4A dai neutrofili al cervello resta sconosciuto e non è dimostrato un rapporto causale. Non è quindi possibile concludere che i neutrofili determinino la malattia, né utilizzare già questi risultati per formulare diagnosi individuali.
Dal punto di vista clinico, questa ricerca invita a considerare la schizofrenia come una condizione che coinvolge interazioni complesse tra cervello, patrimonio genetico e organismo. Per i pazienti, l’impatto concreto non è ancora immediato: non esistono test basati sulla C4A o sui neutrofili pronti per la pratica quotidiana. Il valore dello studio sta soprattutto nell’indicare una direzione verificabile. Saranno necessari studi più ampi e longitudinali per capire se questi segnali possano migliorare diagnosi, prognosi o trattamento senza sostituire la valutazione psichiatrica.
Un tassello, non ancora la soluzione
Il possibile ruolo dei neutrofili amplia la ricerca sulla schizofrenia e mostra quanto siano porosi i confini tra sistema immunitario e sistema nervoso. La C4A potrebbe rappresentare un collegamento tra predisposizione genetica, attività infiammatoria e organizzazione delle connessioni cerebrali. Per ora resta un tassello di un mosaico ancora incompleto, ma un tassello che può orientare nuove indagini su meccanismi biologici e trattamenti più mirati.
Riferimento bibliografico
Bruce Goldman. (2026, 19 May). Neutrophils manufacture schizophrenia-linked protein, Stanford Medicine researchers find. https://med.stanford.edu/news/all-news/2026/05/neutrophils-schizophrenia.html















