Ansia persistente, insonnia e difficoltà a gestire la vita quotidiana possono spingere a cercare aiuto, ma non sempre è chiaro a quale servizio rivolgersi. Il Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030 prova a rendere più accessibile il primo sostegno, rafforzando la prevenzione e l’assistenza nei territori.
La misura più visibile è lo psicologo di base, previsto nei Distretti sanitari e nelle Case della Comunità, in raccordo con medici di famiglia, pediatri e servizi specialistici. Non è però un servizio già disponibile ovunque: la sua attivazione dipende ancora dalle scelte regionali.
La notizia, riportata da Segreteria SISMED e ricostruita sulla base dei documenti del Ministero della Salute, arriva in un momento di forte pressione sulla rete pubblica. Nel 2024 i servizi specialistici hanno assistito 845.516 persone, mentre gli accessi in pronto soccorso per motivi psichiatrici sono stati 636.113, circa il 10% in più rispetto all’anno precedente.
Il Piano, approvato dalla Conferenza Unificata nel dicembre 2025, definisce priorità e risorse fino al 2030. L’obiettivo dichiarato è affiancare alla risposta alle crisi una rete capace di riconoscere prima il disagio e accompagnare le persone verso il livello di cura più adatto.
Punti chiave
- Il PANSM 2025–2030 organizza le politiche nazionali in sei aree di intervento.
- Lo psicologo di base dovrebbe offrire un primo ascolto e orientare ai servizi specialistici quando necessario.
- Le risorse previste aumentano fino al 2028, ma l’attuazione dipende anche dalle Regioni.
- Il servizio non è ancora uniforme sul territorio nazionale.
- Nel 2024 sono aumentati gli accessi psichiatrici in pronto soccorso.

Un piano in sei aree, con fondi dedicati
Il PANSM è il quadro nazionale che orienta promozione, prevenzione, cura, riabilitazione e integrazione sociosanitaria lungo l’arco della vita. Le sue sei aree riguardano i percorsi di prevenzione e cura; infanzia e adolescenza, compreso il passaggio ai servizi per adulti; salute mentale in ambito penale; gestione del rischio e sicurezza; integrazione sociosanitaria; formazione e ricerca.
La legge di bilancio collega al Piano risorse pari a 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027 e 90 milioni per il 2028; dal 2029 sono previsti 30 milioni annui. Nel triennio 2026–2028 il 30% è destinato alla prevenzione. Fino a 30 milioni l’anno possono inoltre essere utilizzati per assunzioni a tempo indeterminato di diverse figure professionali, ma la norma lascia alle Regioni la decisione se e come impiegare questa possibilità.
Risorse previste
| Periodo | Fondi | Indicazione |
|---|---|---|
| 2026 | 80 milioni | 30% alla prevenzione |
| 2027 | 85 milioni | 30% alla prevenzione |
| 2028 | 90 milioni | 30% alla prevenzione |
| Dal 2029 | 30 milioni annui | Risorse per il Piano |
Il primo accesso vicino ai servizi quotidiani
Lo psicologo di base dovrebbe lavorare nei Distretti sanitari e nelle Case della Comunità, in collaborazione con medicina generale e pediatria. Le funzioni previste sono intercettare precocemente il disagio, offrire interventi accessibili per situazioni che non richiedono cure specialistiche e inviare ai servizi competenti i casi gravi o complessi. Il modello si basa anche su esperienze regionali già avviate: in Toscana, per esempio, la sperimentazione è stata estesa e prorogata per altri dodici mesi a partire da marzo 2026.
La fotografia dei servizi aiuta a capire il contesto: nel 2024 272.497 persone hanno avuto un primo contatto con un Dipartimento di Salute Mentale e, per il 95% di loro, era il primo in assoluto. Gli accessi in pronto soccorso sono stati 636.113; i servizi territoriali hanno erogato oltre 10 milioni di prestazioni.
La sigla indica il Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale. Non è un singolo servizio né una terapia, ma un documento di programmazione che stabilisce obiettivi, azioni, soggetti responsabili e indicatori per il periodo 2025–2030. Serve a coordinare le scelte nazionali e regionali in ambiti diversi: dalla prevenzione alla cura, dalla continuità assistenziale per i giovani alla formazione degli operatori. Il Piano si richiama agli indirizzi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma è costruito sulla rete del Servizio sanitario nazionale e dei Dipartimenti di Salute Mentale. Per i cittadini, quindi, la sua approvazione non equivale automaticamente all’apertura di un ambulatorio: occorrono atti attuativi, personale e organizzazione locale. È questa differenza tra programmazione e servizio effettivamente disponibile a spiegare perché l’accesso possa variare da una Regione all’altra.

Tra obiettivi nazionali e differenze locali
Il Piano cerca di ridurre la distanza tra un disagio ancora affrontabile con un primo sostegno e l’accesso a percorsi specialistici. Una rete territoriale ben collegata potrebbe offrire un punto di orientamento prima che la situazione diventi una crisi, evitando che ogni richiesta confluisca nei servizi più intensivi. Tuttavia, la figura dello psicologo di base non è ancora istituita in modo omogeneo: a inizio 2026 il servizio risultava finanziato dalle singole Regioni e la legge nazionale dedicata era ancora in attesa di approvazione.
La capacità di attuare il Piano farà la differenza
Tra i limiti descritti dalla fonte ci sono la carenza di personale, le liste d’attesa e le differenze territoriali. Nel rapporto del Ministero, il tasso di utenti adulti trattati varia da 119,1 ogni 10.000 abitanti nelle Marche a 447,2 in Liguria, con una media nazionale di 171,9. Anche i dati complessivi del 2024 vanno letti con cautela: manca la rilevazione dell’Abruzzo e quella del Molise è incompleta. Gli stanziamenti, inoltre, non garantiscono da soli ambulatori aperti, orari accessibili o percorsi di invio chiari.
Il Piano dedica attenzione specifica a giovani e donne. Per i minori punta sulla continuità nel passaggio ai servizi per adulti; per la salute perinatale prevede screening del rischio e percorsi graduati secondo la gravità. Sono indicazioni che riconoscono come i bisogni cambino nelle diverse fasi della vita, ma la loro efficacia dipenderà dalla disponibilità di équipe e servizi in grado di seguirle.
Come orientarsi oggi
Chi avverte un disagio può parlarne con il medico di famiglia o con il pediatra e verificare sui siti della propria Regione e dell’azienda sanitaria se sia attivo lo psicologo di base, oltre a consultori e Centri di Salute Mentale. In presenza di pensieri di morte insistenti o di un rischio immediato per sé o per altri, la fonte indica di chiedere aiuto subito, contattando il 112.
Dal punto di vista clinico, avvicinare il primo ascolto ai luoghi della medicina territoriale può rendere più semplice chiedere aiuto e orientarsi, ma non sostituisce i servizi specialistici quando sono necessari. Il criterio decisivo sarà la continuità: personale sufficiente, invii comprensibili e collegamenti effettivi tra Case della Comunità e Dipartimenti di Salute Mentale. Il Piano indica una direzione; la possibilità concreta di ricevere sostegno dipenderà da come ogni territorio trasformerà risorse e obiettivi in servizi accessibili.
Fonte:
SISMED – Società Italiana Scienze Mediche. (2026, 28 settembre). Salute mentale e psicologo di base: Cosa cambia con il Piano nazionale 2025–2030. https://www.sismed-it.com/salute-mentale-psicologo-di-base-piano-nazionale-2025-2030/
















