Le tecnologie digitali possono ampliare l’accesso al sostegno psicologico, ma non basta trasferire online strumenti pensati per adulti più giovani. Nella terza età, infatti, bisogni clinici, capacità funzionali, familiarità con la tecnologia e condizioni sociali possono essere molto diversi.
Una revisione esplorativa pubblicata su npj Digital Medicine ha analizzato come dovrebbero essere progettati gli interventi digitali per la salute mentale rivolti agli anziani. Il lavoro ha preso in considerazione sia studi sperimentali sia articoli basati sul parere di esperti.
Il tema è rilevante perché circa il 14% delle persone di almeno 60 anni nel mondo vive con un disturbo mentale. Depressione, ansia e lutto possono intrecciarsi con isolamento sociale, eventi di vita avversi, difficoltà cognitive e disabilità fisiche. Inoltre, il divario globale tra bisogno di cura e trattamenti disponibili resta ampio.
Le soluzioni digitali possono offrire informazione, automonitoraggio, psicoterapia e contatto con professionisti, ma rischiano di lasciare indietro proprio chi incontra maggiori ostacoli nell’utilizzo della tecnologia. La revisione indica quindi una direzione precisa: progettare con gli anziani, non soltanto per gli anziani.
Punti chiave
- La revisione ha incluso 98 studi: 81 sperimentali e 17 articoli di opinione esperta.
- Le condizioni più frequentemente affrontate sono depressione, ansia e lutto.
- Gli ostacoli principali riguardano limitazioni funzionali, alfabetizzazione digitale e accesso ai dispositivi.
- Solo 30 dei 62 interventi descritti avevano riportato adattamenti espliciti per gli anziani.
- Il coinvolgimento degli utenti nella progettazione è indicato come elemento centrale.
- Privacy, sicurezza dei dati e supporto umano restano aspetti essenziali.

Una mappa degli interventi disponibili
App, piattaforme e videoconferenze
Gli autori hanno esaminato 13.524 pubblicazioni identificate attraverso PubMed, Embase, PsycINFO, Web of Science e Google Scholar. Dopo le diverse fasi di selezione, 98 articoli sono risultati eleggibili. Gli 81 studi sperimentali o relativi a protocolli descrivevano complessivamente 62 interventi digitali, mentre 17 contributi raccoglievano opinioni e raccomandazioni di esperti.
Le soluzioni comprendevano applicazioni per telefoni cellulari, programmi informatici, piattaforme internet, strumenti per videoconferenze, dispositivi indossabili, televisori, giochi digitali e ambienti virtuali. Potevano funzionare in modo autonomo oppure integrare il sostegno di terapeuti, infermieri, psichiatri, assistenti sociali o altri professionisti.
| Elemento | Quanto emerge dalla revisione |
|---|---|
| Studi inclusi | 98 |
| Studi sperimentali o protocolli | 81 |
| Interventi descritti | 62 |
| Interventi adattati esplicitamente agli anziani | 30 |
| Durata dei moduli | Da 5 minuti a 3-4 ore, più spesso 20-60 minuti |
| Durata dei programmi | Prevalentemente da 1 a 12 settimane |
Contenuti terapeutici e modalità di utilizzo
Dalla terapia cognitivo-comportamentale alla socialità
La terapia cognitivo-comportamentale è risultata l’approccio più utilizzato. Gli interventi includevano anche terapia dell’accettazione e dell’impegno, terapia comportamentale dialettica, psicoeducazione, psicologia positiva, attivazione comportamentale, pratiche di consapevolezza e telepsichiatria. In alcuni programmi comparivano tecniche di soluzione dei problemi, registri dei pensieri ed esercizi di respirazione.
I contenuti erano spesso testuali, ma venivano affiancati da audio, immagini, video e animazioni. Alcuni progetti utilizzavano musica, creazione di fumetti, giochi o forme di teatro digitale. Le piattaforme potevano inoltre affrontare solitudine, stress, resilienza, disturbi del sonno, difficoltà relazionali e paura, oltre ai disturbi mentali principali.
La terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento psicologico focalizzato sul rapporto tra pensieri, emozioni e comportamenti. L’idea di base è che alcune interpretazioni ricorrenti delle situazioni possano alimentare sofferenza e condotte poco utili, mentre l’apprendimento di strategie alternative può favorire un funzionamento più adattivo. Nei programmi digitali, questo approccio può essere presentato attraverso brevi spiegazioni, esercizi guidati, diari e attività tra un modulo e l’altro. La sua presenza in molti interventi non significa però che una piattaforma possa sostituire automaticamente il professionista: in diversi studi erano previsti orientamento, risposte alle domande e feedback da parte di figure formate. Per gli anziani, il contenuto deve inoltre essere leggibile, graduale e collegato a situazioni concrete della vita quotidiana.
Adattare la tecnologia alla persona
Accessibilità, personalizzazione e sostegno
L’interattività veniva ottenuta tramite risposte automatiche, dialoghi con assistenti virtuali, gruppi tra partecipanti e comunicazione con facilitatori. In alcuni casi il sistema forniva suggerimenti sulla base dei diari compilati dagli utenti. Il supporto umano comprendeva aiuto tecnico, formazione all’uso degli strumenti e accompagnamento terapeutico, talvolta anche con telefonate settimanali o visite domiciliari per risolvere problemi pratici.
Gli adattamenti riportati riguardavano la durata e il momento delle attività, gli aspetti visivi, motori e uditivi, l’uso di un linguaggio semplice e la suddivisione delle istruzioni in brevi paragrafi. Soltanto nove interventi avevano reso esplicitamente più pertinenti i contenuti per la popolazione anziana, includendo temi come indipendenza, perdita, isolamento e declino funzionale.

La lezione principale: accesso non significa automaticamente inclusione
Il rischio di una nuova barriera
La revisione mostra che la salute mentale digitale può offrire canali flessibili di prevenzione, informazione e trattamento, soprattutto quando gli spostamenti sono difficili o i servizi disponibili sono insufficienti. Tuttavia, l’accessibilità tecnica non coincide con l’utilità clinica. Caratteri piccoli, istruzioni complesse, tempi troppo lunghi, difficoltà motorie o uditive e scarsa familiarità con i dispositivi possono ridurre l’uso e la continuità del percorso.
Gli esperti hanno individuato tre sfide ricorrenti: limitazioni funzionali, alfabetizzazione digitale ridotta e accesso limitato alla tecnologia. A queste si aggiungono il timore di non riuscire a esprimere adeguatamente il proprio disagio online e le preoccupazioni per la riservatezza. Sono fattori che aiutano a comprendere perché molti anziani continuino a preferire il contatto in presenza.
Indicazioni per ricerca e pratica clinica
Co-progettazione e sostegno integrato
Tra le indicazioni per i futuri interventi emergono la progettazione condivisa con gli anziani, il coinvolgimento di familiari e professionisti, la personalizzazione dei contenuti, l’uso prudente di elementi ludici e garanzie chiare per privacy e sicurezza dei dati. Il sostegno umano può avere una funzione decisiva: non soltanto per accompagnare il lavoro terapeutico, ma anche per superare gli ostacoli tecnici che rischiano di interrompere l’esperienza.
La revisione sottolinea inoltre la necessità di valutare queste soluzioni in contesti reali. Gli studi disponibili descrivono strumenti e adattamenti diversi, ma non consentono di stabilire che una singola modalità sia adatta a tutti gli anziani. Le esigenze della popolazione sono eterogenee e richiedono interventi personalizzabili, con contenuti brevi, comprensibili e pertinenti.
Punti di forza e limiti della revisione
Un campo ancora in evoluzione
Il principale punto di forza è l’ampiezza della mappatura: sono state considerate fonti sperimentali, protocolli e contributi di esperti, così da integrare evidenze empiriche e prospettive progettuali. Al tempo stesso, la varietà degli interventi, degli strumenti e degli esiti rende difficile ricavare conclusioni uniformi sull’efficacia. Inoltre, il testo disponibile riporta che 32 dei 62 interventi non descrivevano adattamenti specifici per gli anziani.
Per la pratica psichiatrica e psicoterapeutica, il messaggio è concreto: un intervento digitale può essere utile solo se è comprensibile, accessibile e inserito in una rete di cura. La tecnologia dovrebbe sostenere il rapporto clinico, non diventare un filtro che esclude chi ha più difficoltà. In futuro, la qualità di questi strumenti andrà valutata non soltanto dai risultati sui sintomi, ma anche dalla possibilità reale di utilizzarli, mantenerne l’uso e integrarli con l’assistenza professionale.
La salute mentale digitale per la terza età non si misura quindi dalla quantità di funzioni disponibili, ma dalla capacità di rispettare tempi, preferenze, vulnerabilità e risorse delle persone. La progettazione condivisa e la verifica sul campo saranno decisive per trasformare una promessa tecnologica in un sostegno realmente praticabile.
Riferimento bibliografico
Rajappan, D., Yin, R., Martinengo, L. et al. Designing digital mental health interventions for older adults: a scoping review. npj Digit. Med. 9, 264 (2026). https://doi.org/10.1038/s41746-026-02523-7
















