L’aumento della popolazione anziana sta mettendo alla prova i sistemi sanitari e i servizi di assistenza. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite citate nella revisione, la quota mondiale di persone con almeno 65 anni passerà dal 10% del 2022 al 16% nel 2050. A crescere non saranno soltanto i bisogni clinici, ma anche la necessità di sostenere autonomia, sicurezza e qualità della vita.
L’invecchiamento sano, secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità, è il processo che consente di sviluppare e mantenere capacità funzionali utili al benessere nella tarda età. In questo scenario, la possibilità di vivere più a lungo nella propria casa e nella propria comunità diventa un obiettivo importante, soprattutto mentre molti Paesi affrontano carenze di personale sanitario e assistenziale.
La revisione pubblicata su Frontiers in Aging esamina il ruolo delle tecnologie digitali per la salute nella cura degli anziani. Sensori indossabili, intelligenza artificiale, robotica e realtà virtuale vengono analizzati come strumenti potenzialmente utili per seguire le malattie croniche, riconoscere le cadute, sostenere la mobilità, intercettare cambiamenti cognitivi e ridurre l’isolamento sociale.
Il quadro, però, è tutt’altro che semplice. L’adozione resta disomogenea e molti strumenti sono stati studiati in ambienti controllati, lontani dalla vita quotidiana. In Europa, alle differenze tra i sistemi sanitari si aggiungono divari economici, territoriali e digitali. La tecnologia può quindi favorire un invecchiamento più autonomo, ma soltanto se viene progettata con gli anziani, validata nella realtà e integrata con la relazione umana.
Punti chiave
- Le tecnologie digitali possono sostenere autonomia, sicurezza e monitoraggio continuo.
- I principali ambiti sono sensori indossabili, intelligenza artificiale, robotica e realtà virtuale.
- Le prove disponibili sono promettenti, ma spesso ancora limitate e non trasferibili automaticamente alla pratica.
- Privacy, costi, usabilità e disuguaglianze di accesso frenano l’adozione.
- Gli anziani e i caregiver devono essere coinvolti nella progettazione e nella valutazione.
- Il futuro richiede modelli di cura ibridi, capaci di combinare strumenti digitali e assistenza in presenza.

Una mappa delle tecnologie già disponibili
Dai sensori al monitoraggio quotidiano
Gli autori hanno condotto una revisione esplorativa della letteratura. Da 19.327 articoli individuati su PubMed, la selezione ha portato a 68 studi esaminati integralmente, ai quali si sono aggiunti 46 lavori identificati attraverso le bibliografie e 11 documenti della letteratura non accademica. L’obiettivo non era misurare l’efficacia di un singolo dispositivo, ma mappare applicazioni, ostacoli e lacune di ricerca.
I sensori indossabili possono raccogliere dati su frequenza cardiaca, pressione, respirazione, elettrocardiogramma, temperatura, sonno, postura, movimento e posizione. Possono contribuire al riconoscimento delle cadute e alla rilevazione di cambiamenti rispetto al profilo abituale della persona. Tra i dispositivi citati più frequentemente figurano orologi, braccialetti, cerotti sensorizzati, sensori intradermici e sensori portatili.
| Area | Possibili applicazioni | Principali criticità |
|---|---|---|
| Sensori indossabili | Parametri vitali, sonno, attività, cadute | Accuratezza, comfort, gestione dei dati |
| Intelligenza artificiale | Previsione del rischio, screening, supporto decisionale | Dati non rappresentativi, trasparenza, validazione |
| Robotica | Assistenza fisica, compagnia, sostegno cognitivo | Costi, affidabilità, autonomia e privacy |
| Realtà virtuale | Riabilitazione cognitiva e motoria, valutazione | Affaticamento, disorientamento, accessibilità |
La raccolta passiva indica che un dispositivo registra informazioni senza chiedere continuamente alla persona di svolgere un compito o inserire manualmente un dato. Un orologio può, per esempio, seguire nel tempo i passi, la simmetria del cammino o la variabilità del battito. Al contrario, una prova cognitiva su un tablet o un test della voce sono forme di raccolta attiva, perché richiedono una partecipazione esplicita. Il monitoraggio passivo può offrire una descrizione più continua della vita quotidiana e aiutare a individuare variazioni rispetto al livello abituale. Non è però privo di limiti: registra solo alcuni parametri, richiede analisi complesse e solleva interrogativi su consenso, controllo e protezione dei dati.
Intelligenza artificiale e realtà virtuale
Prevedere i rischi, personalizzare il supporto
I sistemi di intelligenza artificiale possono analizzare esami di laboratorio, immagini diagnostiche, cartelle cliniche e linguaggio per stimare il rischio di declino cognitivo o funzionale, ricovero, cadute e altre condizioni. L’analisi automatica del linguaggio è stata inoltre studiata per riconoscere segnali associati a cadute, demenza, delirium e processi neurodegenerativi. Si tratta di possibilità di screening e supporto, non di sostituzione automatica della valutazione clinica.
La realtà virtuale viene utilizzata per esercizi motori e cognitivi, riabilitazione, valutazione e allenamento in situazioni simulate. Gli interventi possono adattare la difficoltà in tempo reale e, secondo gli studi citati, hanno mostrato benefici su attenzione, memoria a breve termine, flessibilità cognitiva, equilibrio, velocità del cammino e benessere emotivo. Restano tuttavia problemi di nausea, affaticamento, disorientamento e adattamento alle persone fragili o con deterioramento cognitivo.
Robot per l’assistenza e la relazione
Una funzione anche sociale
I robot assistivi possono aiutare nelle attività quotidiane, nel monitoraggio e nella mobilità. I robot socialmente assistivi puntano invece sull’interazione: possono offrire stimolazione cognitiva, compagnia e sostegno emotivo. In un piccolo studio su dieci residenti di strutture assistenziali, sia una versione empatica sia una versione basata su dialoghi programmati del robot Ryan sono state associate a un miglioramento dell’umore; la versione empatica è risultata più coinvolgente e apprezzata.

Il nodo non è soltanto tecnologico
La revisione mostra che la maturità degli strumenti non coincide necessariamente con la loro integrazione nei servizi. I sensori hanno già applicazioni nel mondo reale, mentre robot, realtà virtuale e intelligenza artificiale presentano livelli di sviluppo più variabili, spesso ancora sperimentali o pilota. Per trasformare il potenziale in beneficio concreto servono studi ampi, prolungati e condotti in case, strutture residenziali e ambulatori, non soltanto in laboratorio.
Un problema centrale riguarda la rappresentatività dei dati. Gli anziani con più patologie, fragilità o scarsa familiarità digitale sono spesso esclusi dagli studi. Di conseguenza, gli algoritmi possono essere costruiti su popolazioni non adeguate alla complessità dell’invecchiamento, con il rischio di produrre valutazioni meno affidabili e nuove disuguaglianze. Il coinvolgimento diretto degli anziani e dei caregiver può contrastare anche il cosiddetto ageismo digitale, cioè la progettazione di strumenti che non tengono conto delle caratteristiche e delle esigenze della tarda età.
Europa a più velocità
Il divario digitale come questione di salute
L’adozione dei servizi sanitari digitali varia notevolmente tra i Paesi europei. Gli studi citati indicano tassi più elevati nei Paesi scandinavi e in Estonia, mentre Malta, Cipro e Germania mostrano livelli inferiori. Per l’uso di Internet tra le persone con almeno 65 anni, vengono riportate percentuali del 56,96% in Germania, del 59,9% in Francia e del 39,14% in Italia. L’accesso è associato anche a condizioni socioeconomiche migliori, maggiore attività fisica, reti sociali più ampie e più elevata soddisfazione personale.
Questi dati suggeriscono che una tecnologia sanitaria non è automaticamente inclusiva. Costo dei dispositivi, connessione insufficiente, bassa alfabetizzazione digitale, difficoltà visive o motorie e scarsa formazione possono escludere proprio le persone più vulnerabili. Anche caregiver e professionisti necessitano di preparazione: in un’indagine sul personale infermieristico, solo l’11,3% aveva già orientato altre persone all’uso di robot assistivi, sebbene oltre la metà mostrasse disponibilità a formarsi e a sostenere gli utenti.
Sei priorità per un invecchiamento digitale equo
- Progettazione centrata sull’utente e partecipazione degli anziani.
- Validazione in condizioni reali, con studi longitudinali e risultati clinici chiari.
- Inclusione digitale attraverso formazione, infrastrutture e sostegno alle aree svantaggiate.
- Regole trasparenti su privacy, consenso, sicurezza e correttezza degli algoritmi.
- Finanziamenti e rimborsi compatibili con i sistemi sanitari pubblici e assicurativi.
- Nuovi modelli di assistenza ibrida, che uniscano presenza, monitoraggio remoto e strumenti assistivi.
La cura del futuro resta una responsabilità condivisa
La tecnologia può aiutare a individuare precocemente alcuni cambiamenti, sostenere la riabilitazione e permettere a più persone di rimanere autonome. Non può però risolvere da sola la carenza di assistenza, sostituire la relazione o cancellare le differenze sociali. Il valore di un sensore, di un robot o di un sistema intelligente dipenderà dal contesto in cui viene usato, dalla qualità delle prove e dalla possibilità per la persona anziana di comprenderlo, controllarlo e accettarlo.
In ambito clinico, questi strumenti possono diventare utili soprattutto come supporto alla continuità assistenziale: aiutare a seguire l’evoluzione funzionale, segnalare cambiamenti e personalizzare gli interventi. Non dovrebbero però trasformarsi in sorveglianza automatica o in un’alternativa al tempo dedicato alla persona. La prospettiva più concreta è una cura integrata, nella quale professionisti, familiari e tecnologie collaborino con ruoli chiari, verificabili e rispettosi dell’autonomia.
Promuovere un invecchiamento sano in un mondo digitale significa quindi innovare senza perdere di vista equità, fiducia e dignità. Solo un’integrazione responsabile potrà rendere le tecnologie parte di una cura realmente sostenibile e centrata sulla persona.
Riferimento bibliografico
Armeni P, Polat I, De Rossi LM, Diaferia L, De Padova S, Gatti A and Meregalli S (2026) Promoting healthy aging in a digital world: leveraging technology for enhanced elderly care and wellbeing. Front. Aging 7:1687784. doi: 10.3389/fragi.2026.1687784
















