L’immagine della persona anziana in difficoltà davanti a uno smartphone non descrive più la realtà di una terza età sempre più presente nell’ecosistema digitale. Per gli over 65, l’uso di social network, applicazioni di messaggistica e strumenti online può avere un ruolo importante nel mantenere vive le relazioni e nel sostenere l’attività cognitiva.
Il tema è rilevante perché solitudine e isolamento sociale non sono soltanto esperienze emotive, ma condizioni associate a conseguenze significative per la salute. Secondo i contenuti riportati, l’isolamento cronico può aumentare fino al 130% il rischio di patologie cardiovascolari.
Recenti studi pubblicati su JMIR Aging e International Psychogeriatrics hanno analizzato il rapporto tra tecnologia e invecchiamento. Il quadro che emerge è diverso dall’idea secondo cui gli schermi sarebbero necessariamente dannosi per le persone anziane.
La tecnologia, tuttavia, non è automaticamente benefica. Conta il modo in cui viene utilizzata: comunicare con familiari e amici può favorire il benessere, mentre un consumo passivo e prolungato dei contenuti può alimentare isolamento, disinformazione e vulnerabilità alle truffe.
Punti chiave
- I social possono aiutare gli anziani a mantenere i legami con familiari, amici e conoscenti lontani.
- L’uso attivo degli strumenti digitali è associato a stimolazione cognitiva e neuroplasticità.
- L’esclusione digitale è indicata come possibile fattore di rischio per il declino cognitivo.
- La fruizione passiva dei contenuti, o doomscrolling, può accentuare la solitudine.
- Le persone anziane possono essere più esposte a bufale sanitarie e truffe online.
- L’alfabetizzazione digitale diventa una priorità per famiglie, caregiver e Servizio Sanitario.

La connessione come protezione dalla solitudine
Relazioni vicine e lontane
Facebook, WhatsApp e le applicazioni di messaggistica possono aiutare gli anziani a restare in contatto con figli e nipoti, ma anche a recuperare i cosiddetti legami deboli: ex colleghi, amici d’infanzia e conoscenze che vivono lontano. Un messaggio al mattino, una fotografia condivisa o una risposta ricevuta sui social possono rafforzare la percezione di essere parte di una rete relazionale.
Nel testo di riferimento, l’uso attivo di questi strumenti è collegato a una riduzione del cortisolo, l’ormone coinvolto nella risposta allo stress, e a un miglioramento del benessere psicologico percepito. Il dato suggerisce che la tecnologia può diventare un supporto alle relazioni, non un loro sostituto.
Una ginnastica per il cervello
Imparare nuove abilità
Utilizzare una piattaforma, digitare su una tastiera virtuale, comprendere il significato delle icone o cercare informazioni sanitarie online richiede attenzione e apprendimento. Per il cervello anziano, queste attività costituiscono una forma di esercizio cognitivo quotidiano.
Un ampio studio di coorte citato nel testo ha osservato un’associazione tra esclusione digitale e rischio di demenza: gli ultrasessantacinquenni che non utilizzavano tecnologie, smartphone e reti sociali mostravano un rischio superiore del 62% rispetto a chi impiegava regolarmente gli strumenti digitali. Questo risultato viene interpretato in relazione alla neuroplasticità e alla riserva cognitiva, ma non dimostra da solo che l’uso dello smartphone prevenga la demenza.
| Dimensione | Possibile effetto descritto |
|---|---|
| Relazioni | Contatti più frequenti con familiari e conoscenti |
| Benessere | Riduzione della solitudine percepita e dello stress |
| Cognizione | Stimolazione di attenzione, apprendimento e ricerca di informazioni |
| Rischi | Disinformazione, truffe e uso passivo dei contenuti |
La neuroplasticità è la capacità del cervello di modificare, almeno in parte, il proprio funzionamento in risposta all’esperienza, all’apprendimento e all’ambiente. Nel caso degli anziani, imparare a usare strumenti digitali può richiedere attenzione, memoria operativa e capacità di risolvere problemi: comprendere un’icona, ricordare una procedura o orientarsi in una nuova applicazione sono attività che coinvolgono più funzioni cognitive. Il testo collega questa stimolazione alla costruzione di una maggiore riserva cognitiva, cioè una capacità di fronteggiare meglio i cambiamenti associati all’età. Si tratta però di un concetto interpretativo: l’associazione tra uso della tecnologia e minore rischio di demenza non equivale alla prova che i social abbiano un effetto preventivo diretto.
Quando l’uso diventa problematico
Informazioni eccessive, interazioni ridotte
Il beneficio dipende dalla qualità dell’esperienza digitale. Una alfabetizzazione sanitaria online più bassa rispetto a quella dei nativi digitali può rendere alcuni senior vulnerabili a false cure anti-età, bufale mediche e truffe finanziarie. Inoltre, lo scorrimento silenzioso e ripetitivo dei contenuti, definito doomscrolling, non produce lo stesso effetto di una conversazione o di uno scambio con persone significative.

Dal divieto all’accompagnamento
Una priorità per la salute pubblica
Il messaggio centrale degli studi citati è che allontanare gli anziani dagli smartphone per proteggerli può essere una strategia controproducente. L’obiettivo non dovrebbe essere il divieto, ma un uso consapevole, attivo e sicuro degli strumenti digitali.
Famiglie, caregiver e Servizio Sanitario possono contribuire insegnando a riconoscere le fonti affidabili, a verificare le informazioni sanitarie e a proteggere la privacy. L’educazione digitale non coincide soltanto con la capacità tecnica di aprire un’applicazione: comprende anche la possibilità di distinguere un contenuto attendibile da una manipolazione e di scegliere interazioni che favoriscano il benessere.
Le possibili ricadute cliniche
Una risorsa, non una terapia autonoma
Per la geriatria e la psicogeriatria, la familiarità con la tecnologia può essere considerata una componente del funzionamento sociale e cognitivo della persona. Sapere se un anziano riesce a mantenere contatti digitali, cercare informazioni e usare in modo sicuro i dispositivi può aiutare a comprendere meglio il suo livello di autonomia e il suo accesso alla rete relazionale.
Questo non significa trasformare i social in una terapia né considerarli una protezione certa dalla demenza. I dati riportati descrivono soprattutto associazioni e differenze tra gruppi di utilizzatori ed esclusi digitali. Non chiariscono, da soli, se sia l’uso della tecnologia a ridurre i rischi oppure se le persone più autonome, attive e in buona salute siano anche quelle più propense a utilizzare gli strumenti digitali.
Punti di forza e limiti
La qualità dell’esperienza conta più del tempo
Il principale punto di forza del quadro descritto è l’attenzione alla differenza tra uso attivo e uso passivo. Non è sufficiente misurare quanto tempo viene trascorso online: occorre chiedersi con chi si comunica, quali informazioni si cercano e quale effetto produce l’esperienza.
Il limite è che i risultati riportati non consentono di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto tra social network, neuroplasticità e demenza. Servono quindi ulteriori ricerche per comprendere quali attività digitali siano più utili, per chi e in quali condizioni.
In una prospettiva psicoterapeutica, la tecnologia può diventare un ponte concreto contro l’isolamento, soprattutto quando sostiene relazioni già significative e non sostituisce ogni forma di incontro. La priorità clinica non è stabilire se lo smartphone sia buono o cattivo, ma valutare come viene utilizzato, quali emozioni suscita e quali rischi comporta. Per i pazienti anziani, accompagnamento, alfabetizzazione digitale e protezione dalle truffe possono diventare elementi complementari della cura, senza trasformare l’uso dei social in una prescrizione universale.
Invecchiare restando connessi
La terza età digitale richiede uno sguardo meno stereotipato e più preciso. Una connessione usata per parlare, imparare e partecipare può sostenere benessere e autonomia; una fruizione solitaria, disinformata e ripetitiva può invece produrre nuovi rischi. La sfida per la geriatria non è quindi difendere gli anziani dalla tecnologia, ma aiutarli a restare protagonisti del mondo digitale.
Riferimento bibliografico
Garcia Reyes EP, Kelly R, Buchanan G, Waycott J. Understanding Older Adults’ Experiences With Technologies for Health Self-management: Interview Study. JMIR Aging 2023;6:e43197 doi: 10.2196/43197
Harmehr Sekhon, Rebecca A Dickinson, Julia E Kimball, Chloé Lequient, Aakanksha Singh, Saurab Faruque, Shawn Gupta, Edward De La Cruz, Dylan X Guan, Mario Fahed, Ipsit V Vahia. Augmented reality interventions in older adults: A scoping review. International Psychogeriatrics 2026 June 26
















