In una città sempre più popolata, il rapporto con gli spazi verdi può diventare una componente concreta della salute pubblica. Entro il 2050, secondo le proiezioni richiamate nello studio, circa il 70% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, dove ansia e disturbi dell’umore sono particolarmente rilevanti.
Una nuova analisi condotta dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health e dal Natural Capital Project della Stanford University mostra che anche brevi periodi trascorsi nella natura urbana possono favorire il benessere psicologico. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Cities.
Il valore della ricerca non riguarda soltanto la possibilità di rilassarsi in un parco. Gli autori indicano come alberi, piccoli giardini, aree verdi accessibili e perfino finestre affacciate sulla vegetazione possano essere considerati elementi della progettazione urbana, con potenziali benefici anche sul piano climatico e ambientale.
Il messaggio è quindi duplice: la natura può sostenere la salute mentale, ma deve essere distribuita in modo più equo all’interno delle città. Non servono esclusivamente grandi parchi: anche interventi più piccoli possono rendere l’esposizione al verde parte della vita quotidiana.
Punti chiave
- L’analisi ha riunito dati di quasi 5.900 partecipanti.
- Sono stati esaminati 78 studi sperimentali condotti sul campo.
- Tutti i tipi di natura urbana hanno mostrato benefici.
- Le foreste urbane sembrano particolarmente utili per ansia e depressione.
- I giovani adulti hanno riportato benefici maggiori rispetto alla popolazione generale.
- Pocket park, alberi stradali e spazi tranquilli possono ampliare l’accesso alla natura.

Che cosa ha analizzato lo studio
Il gruppo di ricerca ha combinato i risultati di 78 studi sperimentali sul campo, comprendenti studi controllati randomizzati e studi con valutazioni prima e dopo un intervento. Nel complesso, l’analisi ha incluso dati relativi a quasi 5.900 adulti esposti a differenti forme di natura urbana.
Forme diverse di natura, benefici diversi
I risultati indicano che tutti i tipi di ambiente naturale presenti in città possono offrire vantaggi. Tuttavia, le foreste urbane sono risultate particolarmente efficaci per alcune misure legate alla riduzione di depressione e ansia. L’effetto non dipende quindi soltanto dalla presenza di un grande parco, ma anche dal tipo di ambiente e dalla possibilità concreta di raggiungerlo.
| Elemento osservato | Risultato riportato |
|---|---|
| Partecipanti | Quasi 5.900 persone |
| Studi analizzati | 78 studi sperimentali sul campo |
| Foreste urbane | Benefici più marcati per alcune misure di ansia e depressione |
| Giovani adulti | Benefici maggiori rispetto alla popolazione generale |
| Tempo stazionario nella natura | Più efficace sul disagio psicologico negativo rispetto al tempo attivo |
Non conta solo muoversi
Un risultato considerato sorprendente riguarda il modo in cui si trascorre il tempo all’aperto. La permanenza non attiva e stazionaria negli spazi verdi è apparsa più efficace nel ridurre esiti negativi come la depressione rispetto al tempo trascorso svolgendo attività. Entrambe le modalità, però, hanno mostrato benefici sugli esiti positivi, come la vitalità, valutata attraverso sensazioni di energia, allerta e vivacità.
I giovani adulti hanno ottenuto vantaggi ancora maggiori rispetto alla popolazione generale. È un dato importante perché, come ricordano gli autori, la maggior parte dei disturbi mentali emerge prima dei 25 anni. Gli effetti sono inoltre risultati più ampi nei Paesi asiatici, forse anche per il ruolo delle associazioni culturali con la natura, capaci di predisporre le persone a riconoscerne i benefici.
InVEST è una famiglia di strumenti di mappatura e modellizzazione sviluppata dal Natural Capital Project. Il nome identifica software usati per quantificare i servizi ecosistemici, cioè i benefici che gli ambienti naturali forniscono alle persone. Nel caso delle città, questi strumenti possono aiutare a rappresentare dove si trovano gli spazi verdi e a stimare in che modo la loro presenza possa contribuire alla salute e ad altri vantaggi, come la riduzione delle temperature o l’assorbimento del carbonio. Il gruppo di ricerca sta integrando i risultati dello studio in uno strumento destinato agli urbanisti. L’obiettivo è produrre indicatori comprensibili per i decisori: per esempio, stimare quanti casi prevenibili di disturbi mentali potrebbero essere evitati aumentando la quota di verde o di alberature. Il modello potrebbe inoltre valutare la possibile riduzione dei costi sanitari associata a questi miglioramenti, senza sostituire la valutazione clinica individuale.

Dalla ricerca alla progettazione delle città
Le conclusioni suggeriscono che la natura urbana può essere considerata una risorsa di prevenzione ambientale e psicologica. I grandi parchi e le foreste cittadine restano importanti, ma la loro distanza può limitarne l’uso quotidiano. Per questo gli autori propongono di affiancarli a una rete capillare di piccoli parchi di quartiere e alberi lungo le strade.
Interventi semplici e accessibili
Tra le possibilità indicate rientrano anche spazi tranquilli ricchi di elementi naturali, finestre con vista sul verde e attività comunitarie che offrano un’esposizione passiva alla natura, come la meditazione guidata nei parchi. Si tratta di interventi descritti come relativamente poco costosi e potenzialmente utili per aumentare l’accesso, soprattutto nei quartieri privi di grandi aree verdi.
Che cosa può significare per la salute mentale
Lo studio non dimostra che la natura sostituisca trattamenti psicologici o farmacologici, né consente di formulare indicazioni terapeutiche individuali. Mostra però che la qualità dell’ambiente quotidiano può accompagnare il benessere e ridurre alcuni esiti negativi, in particolare ansia e depressione. Il dato sui giovani adulti rafforza l’interesse per interventi precoci e per contesti frequentati dalle fasce di età in cui molti disturbi iniziano a manifestarsi.
Punti di forza e limiti
Tra i punti di forza vi sono l’ampiezza della raccolta dati, la presenza di studi sperimentali e il confronto tra diverse forme di natura urbana, modalità di permanenza e gruppi di età. L’abstract non fornisce invece dettagli sufficienti per stabilire quanto durino i benefici, quali interventi siano più efficaci in assoluto o come possano variare in base alle caratteristiche individuali. Anche le differenze tra Paesi richiedono ulteriori ricerche, perché l’effetto osservato in Asia potrebbe essere legato a specifiche associazioni culturali con la natura.
Una nuova responsabilità per le politiche urbane
Il contributo principale della ricerca è spostare la discussione dal semplice valore estetico dei parchi alla loro possibile funzione per la salute pubblica. Pianificare alberature, spazi verdi vicini alle abitazioni e occasioni di socialità nella natura significa considerare insieme benessere psicologico, clima e qualità della vita urbana.
Per la pratica psichiatrica e psicoterapeutica, questi risultati invitano a includere l’ambiente di vita nella valutazione complessiva della persona, senza trasformare una passeggiata in una prescrizione universale. L’accesso al verde può essere un sostegno complementare, ma deve restare compatibile con condizioni fisiche, sintomi, sicurezza e preferenze individuali. La prospettiva più concreta riguarda la progettazione di città in cui il contatto con la natura non sia un privilegio, bensì una possibilità quotidiana, vicina e inclusiva.
La natura urbana, suggerisce questo lavoro, non è un elemento decorativo separato dalla salute: è una componente dell’ambiente in cui la salute mentale si costruisce, si protegge e può essere sostenuta.
Riferimento bibliografico
Carly Stearnbourne. (2025, 30 July). For city dwellers, even 15 minutes in nature can improve mental health. https://hsph.harvard.edu/environmental-health/news/for-city-dwellers-even-15-minutes-in-nature-can-improve-mental-health/














