Per anni finasteride è stata percepita soprattutto come un farmaco per la calvizie androgenetica, quindi come una terapia legata a un obiettivo estetico. Il nuovo articolo, pubblicato sul Journal of Clinical Psychiatry nel 2025, mette però al centro una questione molto più seria: il possibile legame tra questo medicinale e reazioni neuropsichiatriche severe, tra cui depressione, ansia e suicidialità.
La discussione è importante perché riguarda non solo la sicurezza di un farmaco largamente prescritto, ma anche il modo in cui vengono riconosciuti i segnali di rischio dopo l’immissione in commercio. Quando un trattamento viene usato per un’indicazione cosmetica, il bilancio tra benefici e danni diventa particolarmente delicato.
Secondo la revisione, i primi segnali di allarme erano già emersi nei primi anni Duemila, ma la piena presa di coscienza sarebbe arrivata con un ritardo di circa due decenni. Nel frattempo, osservano gli autori, molti utilizzatori potrebbero essere stati esposti a effetti avversi gravi senza un’adeguata protezione regolatoria.
Il tema tocca da vicino la psichiatria clinica, la farmacovigilanza e la salute pubblica. Non si tratta solo di un singolo farmaco, ma del modo in cui il sistema sanitario identifica, interpreta e comunica i rischi reali dei medicinali una volta entrati nella pratica quotidiana.
Punti chiave
- Finasteride è usata soprattutto per l’alopecia androgenetica.
- La revisione collega il farmaco a depressione, ansia e comportamenti suicidari.
- I primi segnali sarebbero comparsi già nel 2002.
- La riconoscenza del rischio sarebbe arrivata con forte ritardo.
- Il problema riguarda anche la qualità della farmacovigilanza.
- Il bilancio rischio-beneficio è particolarmente delicato perché l’uso è spesso cosmetico.

Che cosa emerge dagli studi osservazionali
Gli autori hanno esaminato la letteratura sugli effetti neuropsichiatrici di finasteride, concentrandosi soprattutto sugli studi post-marketing pubblicati nell’ultimo decennio. Il punto centrale è che, tra il 2017 e il 2023, diversi lavori indipendenti hanno trovato segnali coerenti di rischio nelle banche dati di segnalazione spontanea e nei grandi archivi sanitari.
Segnali convergenti
In sintesi, le analisi richiamate nella revisione indicano un aumento del rischio di depressione, ansia, ideazione suicidaria e, in alcuni casi, suicidio. Gli autori sottolineano che questi risultati non derivano da un singolo studio isolato, ma da una serie di analisi indipendenti che vanno nella stessa direzione.
La revisione ricorda anche che i trial clinici servono soprattutto a valutare l’efficacia, mentre sono meno adatti a intercettare eventi avversi rari o tardivi. Per questo, dopo l’approvazione di un farmaco, diventano decisive la sorveglianza attiva e l’analisi dei dati del mondo reale.
Come si studiano questi rischi
Il lavoro descrive due strumenti principali usati nella farmacovigilanza moderna:
- analisi di disproporzionalità, che confronta quante segnalazioni di eventi avversi compaiono per finasteride rispetto ad altri farmaci;
- data mining nei registri sanitari, che confronta gli esiti clinici tra chi assume finasteride e gruppi di controllo simili.
Nel complesso, gli autori riportano che tutti gli 8 studi citati nella tabella del lavoro risultano contrari all’ipotesi che finasteride non abbia effetti sull’umore per puro caso statistico. La revisione interpreta questo insieme di evidenze come compatibile con un vero segnale di sicurezza.
La plausibilità biologica
Accanto ai dati epidemiologici, il paper richiama anche una spiegazione biologica: finasteride inibisce la 5α-reduttasi e riduce la sintesi di neurosteroidi, sostanze cerebrali coinvolte nella regolazione dell’umore. In particolare, viene citata la riduzione dell’allopregnanolone, considerata una possibile chiave per comprendere depressione, ansia e disfunzioni cognitive.
La 5α-reduttasi è un enzima che trasforma il testosterone in una forma più attiva, coinvolta anche nella crescita dei capelli. Finasteride lo blocca, ed è proprio questo il suo meccanismo d’azione contro l’alopecia androgenetica. Tuttavia, questo enzima non agisce solo nei follicoli piliferi: è presente anche in altri tessuti, incluso il sistema nervoso. Per questo motivo, inibendolo, il farmaco può ridurre la produzione di alcuni neurosteroidi, molecole che aiutano a regolare stress, sonno e umore. L’ipotesi degli autori è che questa interferenza biologica possa spiegare, almeno in parte, la comparsa di sintomi psichiatrici in una quota di utilizzatori.
Un problema di sottosegnalazione
Uno dei passaggi più forti dell’articolo riguarda la possibile sottovalutazione del problema. I dati citati suggeriscono che il numero di casi riportati ai sistemi di sorveglianza sia stato molto più basso di quello atteso sulla base dell’ampiezza dell’esposizione globale al farmaco. Tra le possibili ragioni vengono indicate la scarsa consapevolezza del legame, la mancata segnalazione da parte di pazienti e medici e la difficoltà di collegare un esito tardivo all’assunzione pregressa del medicinale.
| Aspetto | Indicazione riportata nella revisione |
|---|---|
| Esordio dei segnali | Già nel 2002 |
| Studi indipendenti 2017-2023 | 8 analisi con segnale di rischio |
| Meccanismo proposto | Riduzione dei neurosteroidi |
| Esito più discusso | Depressione e suicidialità |

Che cosa cambia per clinici e regolatori
Il messaggio principale della revisione è che la sicurezza di un farmaco non dovrebbe essere considerata chiusa al momento dell’approvazione. Nel caso di finasteride, gli autori sostengono che il ritardo nel riconoscimento del rischio sia dipeso sia dalla mancata iniziativa del produttore sia dal mancato ricorso, da parte delle autorità, a studi di sorveglianza post-marketing più rigorosi.
Implicazioni per la pratica clinica
Per la pratica quotidiana, questo significa che la prescrizione di finasteride per alopecia androgenetica dovrebbe essere accompagnata da una valutazione attenta della storia psichiatrica, da un’informazione chiara sugli effetti avversi possibili e da una maggiore vigilanza sui sintomi dell’umore durante il trattamento e, secondo gli autori, anche dopo la sospensione.
La revisione sottolinea inoltre che molti utilizzatori acquistano il farmaco anche online, senza una prescrizione o un confronto medico strutturato. Questo rende più difficile il monitoraggio dei sintomi e aumenta il rischio che segnali importanti passino inosservati.
Punti di forza e limiti
Tra i punti di forza del lavoro c’è l’aver messo insieme studi diversi, tutti orientati verso lo stesso problema di sicurezza, e l’aver collegato le evidenze cliniche a una plausibile base biologica. Tra i limiti, invece, gli stessi autori ricordano che gli studi osservazionali possono risentire di bias di indicazione, dati incompleti sulle comorbidità psichiatriche e difficoltà nel misurare con precisione gli eventi più rari, come il suicidio.
Resta anche una variabilità nei risultati quando finasteride viene usata per l’ipertrofia prostatica benigna negli uomini più anziani, mentre il segnale appare più coerente quando il farmaco è prescritto per l’alopecia androgenetica.
Questo lavoro ricorda un principio essenziale della psichiatria farmacologica: un beneficio estetico non può mai giustificare una sottovalutazione sistematica dei rischi psichiatrici. Se il segnale emerso per finasteride è reale, la conseguenza pratica non riguarda solo un singolo farmaco, ma l’intero modo in cui vengono progettate la sorveglianza post-approvazione e la comunicazione del rischio. Per i pazienti, il punto cruciale sarà disporre di informazioni complete e comprensibili; per i clinici, sarà necessario integrare la valutazione dell’umore nella prescrizione di trattamenti apparentemente non psichiatrici.
Conclusione
La revisione del Journal of Clinical Psychiatry propone una lettura netta: la finasteride può essere associata a depressione e suicidialità, e il ritardo nel riconoscimento di questo rischio avrebbe avuto un costo umano rilevante. Al di là del dibattito regolatorio, il caso mostra quanto sia decisivo, in medicina, osservare con attenzione anche gli effetti che arrivano dopo, quando il farmaco è già entrato nella vita reale delle persone.
Riferimento bibliografico
Mayer Brezis, MD, MPH. (2025, 22 September). Failing public health again? Analytical review of depression and suicidality from finasteride. https://www.psychiatrist.com/jcp/analytical-review-depression-suicidality-finasteride/














