Nel disturbo bipolare, distinguere tra tipo 1 e tipo 2 non è solo una questione classificatoria: può aiutare a comprendere meglio come si manifestano i sintomi, come evolvono nel tempo e perché alcune persone presentano quadri clinici più complessi di altre.
Una revisione sistematica pubblicata su Journal of Affective Disorders prova a fare ordine in un campo ancora frammentato, mettendo insieme i risultati degli studi di neuroimaging disponibili fino a marzo 2024.
La ricerca sui segni cerebrali del disturbo bipolare è importante perché punta a superare una visione troppo generica della diagnosi. In pratica, non tutti i pazienti con disturbo bipolare mostrano le stesse alterazioni e non tutti i sottotipi sembrano coinvolgere i medesimi circuiti neurali.
Per questo, confrontare in modo sistematico le immagini ottenute con risonanza magnetica strutturale, funzionale e con tensore di diffusione può offrire indicazioni utili sia alla fisiopatologia sia, in prospettiva, a un approccio più personalizzato.
La revisione coordinata da Alessandro Miola e collaboratori non cerca una risposta definitiva, ma una mappa più chiara delle somiglianze e delle differenze tra BD-I e BD-II.
Punti chiave
- Lo studio confronta le evidenze di neuroimaging sui due principali sottotipi del disturbo bipolare.
- La revisione include studi strutturali, funzionali e di diffusione.
- BD-I mostra più spesso alterazioni diffuse della sostanza grigia e della sostanza bianca.
- BD-II conserva più aspetti volumetrici sottocorticali, ma presenta differenze di connettività.
- Le alterazioni di ippocampo e cervelletto non distinguono in modo netto i due sottotipi.
- Il quadro complessivo suggerisce circuiti emotivi più disconnessi nel BD-I.

Che cosa ha osservato la revisione
Gli autori hanno eseguito una revisione sistematica su PubMed e Scopus, selezionando studi pubblicati fino a marzo 2024. In totale sono stati inclusi 38 studi di risonanza magnetica, corrispondenti a 41 esperimenti. L’obiettivo era sintetizzare ciò che emerge dalle diverse tecniche di imaging quando vengono confrontati i due sottotipi del disturbo bipolare.
Risonanza strutturale: segnali non sempre sovrapponibili
Le analisi strutturali hanno restituito un quadro non uniforme. In alcuni casi, le differenze tra i sottotipi risultano contrastanti, soprattutto per quanto riguarda i volumi e la superficie corticale. Tuttavia, alcuni trend appaiono più ricorrenti: nel BD-I si osservano riduzioni più diffuse del volume della sostanza grigia, ventricoli laterali più ampi e un assottigliamento della corteccia. Queste caratteristiche suggeriscono un coinvolgimento cerebrale più esteso rispetto al BD-II.
Riduzioni del volume di ippocampo e cervelletto sono state riportate in entrambi i sottotipi, ma non sono risultate utili per distinguerli con chiarezza. Anche le alterazioni della sostanza bianca sono apparse eterogenee e non costantemente replicabili; nonostante ciò, il BD-I tende a mostrare una microstruttura più compromessa e un numero maggiore di iperintensità rispetto al BD-II.
Risonanza funzionale: due profili di attività cerebrale
Le differenze diventano più evidenti negli studi di risonanza funzionale, sia durante l’esecuzione di compiti sia a riposo. In questo caso emergono pattern distinti nei circuiti coinvolti nell’elaborazione della ricompensa e nella regolazione delle emozioni. Secondo gli autori, il BD-I mostra una maggiore disconnessione nei circuiti deputati al controllo emotivo.
| Aspetto valutato | BD-I | BD-II |
|---|---|---|
| Sostanza grigia | Riduzioni più diffuse | Meno marcate |
| Ventricoli laterali | Più grandi | Menosignificativo |
| Sostanza bianca | Microstruttura più compromessa | Più conservata |
| Connettività funzionale | Maggiore disconnessione emotiva | Alterazioni diverse ma meno estese |
In sintesi, i dati raccolti suggeriscono che i due sottotipi condividano alcune anomalie di neuroimaging, ma seguano anche traiettorie neurali parzialmente differenti.

Cosa cambiano questi risultati nella comprensione del disturbo bipolare
Il valore principale di questa revisione sta nel tentativo di andare oltre una diagnosi unica e molto ampia. Se il BD-I sembra associarsi più spesso a una compromissione diffusa della struttura cerebrale, a una sostanza bianca meno integra e a una regolazione emotiva più disorganizzata, il BD-II appare in parte diverso, con una maggiore conservazione di alcune strutture sottocorticali ma con alterazioni specifiche della connettività. Questa distinzione può aiutare a leggere il disturbo bipolare come un insieme di condizioni collegate ma non sovrapponibili.
Implicazioni per la clinica e per la ricerca
Per la pratica clinica, questi risultati non cambiano da soli la diagnosi o la cura nell’immediato, ma indicano una direzione importante: comprendere meglio i circuiti coinvolti potrebbe in futuro favorire interventi personalizzati e una maggiore precisione nel definire i sottotipi. In prospettiva, il lavoro di sintesi può anche orientare studi successivi su biomarcatori, traiettorie di malattia e risposta ai trattamenti.
Resta però un limite rilevante: gli studi inclusi sono eterogenei per metodologia, campioni e tecniche di analisi, e questo spiega almeno in parte perché alcune differenze risultino contrastanti o non del tutto replicate. La presenza di segnali comuni tra BD-I e BD-II ricorda inoltre che la biologia del disturbo bipolare non può essere ridotta a un singolo marcatore cerebrale.
Una mappa ancora in costruzione
Nel complesso, la revisione offre una mappa più ordinata delle firme neurali associate ai sottotipi del disturbo bipolare. Non chiude il dibattito, ma rafforza l’idea che la comprensione del disturbo passi anche da una lettura più fine dei suoi correlati cerebrali. Proprio in questa direzione si colloca il possibile sviluppo di una psichiatria più stratificata, capace di tenere conto delle differenze biologiche oltre che dei sintomi osservabili.
Link fonte:
Miola, A., Salvucci, M., Meda, N., Cattarinussi, G., Loré, M. L., Ghiotto, N., Collantoni, E., Boldrini, T., Nunez, N. A., Ercis, M., De Prisco, M., Fornaro, M., Solmi, M., Veldic, M., Radua, J., Vieta, E., Frye, M. A., & Sambataro, F. (2026). Neural signatures of bipolar disorder subtypes: A comprehensive systematic review of neuroimaging studies. Journal of affective disorders, 394(Pt B), 120605. https://doi.org/10.1016/j.jad.2025.120605
















