La relazione tra alimentazione e malattie neurologiche è da tempo al centro dell’attenzione, ma nella sclerosi multipla il tema assume un peso particolare. In una patologia in cui l’infiammazione gioca un ruolo centrale, capire se e quanto la dieta possa influenzare i processi infiammatori è una questione clinica concreta, non solo teorica.
Su questo fronte arriva una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Multiple Sclerosis and Related Disorders, che ha valutato se gli interventi dietetici possano ridurre l’infiammazione sistemica nelle persone con SM. Il lavoro, firmato da Wade R. Pingel dell’Università dell’Iowa Carver College of Medicine, mette insieme dati provenienti da studi randomizzati e controllati per capire se alcuni modelli alimentari abbiano un effetto sui biomarcatori infiammatori periferici.
Si tratta di un ambito rilevante perché la dieta è un fattore modificabile, facilmente integrabile nella gestione quotidiana della malattia. Allo stesso tempo, però, le prove disponibili devono essere interpretate con cautela: non tutte le strategie nutrizionali sono uguali e non sempre gli effetti osservati sono consistenti.
Il messaggio che emerge è quindi promettente ma prudente: l’alimentazione potrebbe affiancare le cure nel controllo dell’infiammazione, senza sostituirle e senza creare aspettative eccessive.
Punti chiave
- La revisione ha valutato l’effetto della dieta sull’infiammazione nella sclerosi multipla.
- Sono stati inclusi solo studi randomizzati e controllati.
- L’analisi finale ha considerato 13 studi e 891 partecipanti.
- Alcune diete hanno mostrato riduzioni della proteina C-reattiva.
- Gli effetti più chiari si sono visti negli interventi più lunghi.
- L’evidenza complessiva resta però di qualità bassa.

Che cosa hanno cercato i ricercatori
Gli autori hanno cercato nei principali database scientifici studi randomizzati e controllati che confrontassero interventi dietetici e controllo, con l’obiettivo di valutare i cambiamenti nei biomarcatori infiammatori periferici. L’analisi ha coperto gli studi disponibili fino a febbraio 2025 e ha utilizzato una meta-analisi a effetti casuali, una scelta adatta quando i lavori inclusi non sono perfettamente sovrapponibili tra loro.
I numeri dello studio
- 13 studi inclusi nell’analisi finale
- 891 partecipanti complessivi
- 7 studi hanno valutato la proteina C-reattiva (CRP)
- 5 su 7 hanno mostrato una riduzione della CRP
- Gli effetti migliori si sono osservati in interventi di 6 mesi o più
La proteina C-reattiva è uno dei marcatori più usati per stimare l’infiammazione sistemica. In questo lavoro, le riduzioni sono state osservate soprattutto con alcune diete specifiche, in particolare quelle mediterranee, vegetariane e ipocaloriche. In due studi, però, non è emersa alcuna differenza tra il gruppo sottoposto alla dieta e il gruppo di controllo.
Un dato importante riguarda la durata: gli studi più lunghi sembrano aver prodotto i risultati più incoraggianti. Questo suggerisce che, almeno per alcuni interventi nutrizionali, l’effetto sull’infiammazione non sia immediato ma richieda tempo per diventare visibile.
Le adipochine non cambiano in modo significativo
La revisione ha anche analizzato altri marcatori, tra cui leptina e adiponectina, entrambe adipochine coinvolte nei rapporti tra tessuto adiposo, metabolismo e infiammazione. Tuttavia, le meta-analisi dedicate a questi indicatori non hanno mostrato effetti significativi della restrizione calorica. Per altri biomarcatori, i dati erano troppo scarsi per essere combinati in modo affidabile.
Nel complesso, il quadro che emerge è selettivo: alcune misure infiammatorie sembrano risentire degli interventi dietetici, mentre altre non mostrano cambiamenti convincenti. Questo rende l’interpretazione più sfumata e impedisce di parlare di un effetto uniforme della dieta sulla biologia infiammatoria della SM.
| Esito valutato | Risultato principale |
|---|---|
| CRP | Ridotta in 5 studi su 7 |
| Diete più efficaci | Mediterranea, vegetariana, ipocalorica |
| Durata | Risultati migliori da 6 mesi in poi |
| Leptina e adiponectina | Nessun effetto significativo |

Cosa significa per la pratica clinica
Il valore di questa revisione sta soprattutto nel rafforzare l’idea che l’alimentazione possa avere un ruolo nel modulare l’infiammazione sistemica nella sclerosi multipla. Non si tratta di una prova che la dieta modifichi da sola il decorso della malattia, ma di un segnale biologico che merita attenzione. In particolare, i risultati sembrano sostenere l’ipotesi che interventi alimentari strutturati e mantenuti nel tempo possano contribuire a ridurre almeno alcuni indici infiammatori.
Una promessa da confermare
Le implicazioni pratiche sono interessanti, ma la cautela resta necessaria. Gli autori stessi sottolineano che l’evidenza è stata valutata bassa secondo NutriGRADE, soprattutto per le dimensioni ridotte dei campioni e per la presenza di studi con rischio di bias moderato o elevato. Inoltre, la grande eterogeneità degli interventi e dei marcatori analizzati rende difficile confrontare direttamente i risultati.
Per questo motivo, al momento la revisione non consente di indicare una sola dieta come soluzione standard. Piuttosto, suggerisce che alcuni modelli alimentari, soprattutto se seguiti per periodi sufficientemente lunghi, potrebbero essere utili come parte di una strategia più ampia di gestione della malattia.
Che cosa serve adesso
Il passo successivo sarà rappresentato da studi randomizzati e controllati più ampi, più lunghi e metodologicamente più omogenei. Solo ricerche di questo tipo potranno chiarire se l’effetto osservato sulla CRP e su altri biomarcatori sia stabile, riproducibile e clinicamente rilevante. Nel frattempo, questa revisione aggiunge un tassello importante a un campo in rapida evoluzione: quello in cui la nutrizione non è vista come alternativa alle cure, ma come possibile componente del trattamento integrato.
In una malattia complessa come la sclerosi multipla, ogni elemento capace di influenzare l’infiammazione merita di essere studiato con rigore. I dati disponibili non chiudono il dibattito, ma indicano una direzione chiara: la dieta potrebbe diventare un alleato più solido solo se supportata da prove più robuste e da interventi meglio definiti.
Link fonte:
Pingel WR, Titcomb TJ, Saxby SM, Arsalandeh F, Salari-Moghaddam A, Mangalam A, Snetselaar LG, Wahls TL, Shemirani F. The effect of dietary interventions on peripheral markers of inflammation among people with multiple sclerosis: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Multiple Sclerosis and Related Disorders. 2026;106:106913. doi:10.1016/j.msard.2025.106913



















