Rallentare il declino della memoria verbale negli anziani è una delle sfide più urgenti della neurologia clinica. Nella lieve compromissione cognitiva (MCI), spesso anticamera dei disturbi della memoria legati all’Alzheimer, le opzioni terapeutiche per modificare il decorso restano limitate.
Un nuovo studio esplorativo dell’Università di Pittsburgh, pubblicato su JAMA Neurology, riporta segnali incoraggianti: il litio orale a basso dosaggio, farmaco storico per il disturbo bipolare, potrebbe contribuire a rallentare il deterioramento della memoria di parole e frasi, soprattutto negli anziani con evidenza di amiloide beta, uno dei biomarcatori della malattia di Alzheimer.
Guidato dal geriatra-psichiatra Ariel Gildengers, il lavoro nasce da osservazioni precedenti che collegavano l’uso prolungato del litio a marcatori di migliore integrità cerebrale negli anziani con disturbo bipolare.
Il nuovo passo è stato testare in modo prospettico se l’eventuale effetto neuroprotettivo potesse valere anche oltre i disturbi dell’umore, in persone con MCI.
Punti chiave
- Studio clinico esplorativo su anziani con MCI, pubblicato su JAMA Neurology.
- Litio a basso dosaggio associato a un declino più lento nei test sensibili di memoria verbale.
- Segnale più marcato tra i partecipanti amiloide-positivi.
- Alle neuroimmagini, l’ippocampo si riduce in entrambi i gruppi; differenze globali non significative.
- Il trattamento è risultato sicuro e ben tollerato con monitoraggio attento.
- Prossimo passo: trial più ampio con selezione tramite biomarcatori ematici di Alzheimer.

Disegno dello studio
Il trial, della durata di due anni e concluso nell’agosto 2024, ha arruolato adulti di 60 anni o più con lieve compromissione cognitiva. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere litio orale a basso dosaggio oppure placebo.
Cosa è stato misurato
Ogni anno sono stati condotti test cognitivi dettagliati con particolare attenzione alla memoria verbale, oltre a neuroimmagini ad alta risoluzione per valutare i cambiamenti strutturali cerebrali, tra cui il volume dell’ippocampo. Sono state effettuate anche valutazioni di biomarcatori relativi alla patologia di Alzheimer.
Come è stato condotto
Il gruppo di ricerca, che includeva esperti di imaging cerebrale e di biomarcatori di Alzheimer, ha seguito i partecipanti con un monitoraggio clinico accurato per garantire la sicurezza e valutare nel tempo l’andamento cognitivo e biologico.
Risultati principali
I partecipanti trattati con litio hanno mostrato un rallentamento del declino in un test sensibile di memoria verbale, dominio che tende a deteriorarsi precocemente nell’Alzheimer. Il segnale è descritto come incoraggiante ma non definitivo.
Neuroimmagini
Alle analisi di risonanza, l’ippocampo si è ridotto nel tempo in entrambi i gruppi. La differenza complessiva tra litio e placebo non ha raggiunto la significatività statistica; tuttavia, analisi esplorative suggeriscono effetti più pronunciati nei partecipanti positivi per amiloide beta, indicando un possibile segnale biologico da approfondire.
Sicurezza e tollerabilità
Elemento cruciale, il litio a basso dosaggio è risultato sicuro e ben tollerato negli anziani quando monitorato con attenzione, affrontando una delle principali preoccupazioni legate all’uso del farmaco nelle età avanzate.
| Aspetto | Osservazioni principali |
|---|---|
| Popolazione | Anziani (≥60 anni) con MCI |
| Intervento | Litio orale a basso dosaggio vs placebo |
| Durata | 2 anni di follow‑up con valutazioni annuali |
| Outcome cognitivo | Declino più lento della memoria verbale con litio |
| Neuroimmagini | Atrofia ippocampale in entrambi i gruppi; differenza globale non significativa |
| Biomarcatori | Segnale più forte nei amiloide-positivi |
| Sicurezza | Farmaco ben tollerato con monitoraggio |

Implicazioni cliniche e significato
Gli autori sottolineano che il litio non ripristina una memoria perduta, ma potrebbe rallentare l’andamento del deterioramento in MCI, soprattutto se è presente amiloide beta. Per la pratica clinica, ciò suggerisce una pista terapeutica da verificare con studi più ampi e mirati. L’evidenza di sicurezza in età avanzata, con opportuna sorveglianza clinica, è un tassello importante: consente di considerare il litio tra le strategie potenzialmente neuroprotettive da validare in modo rigoroso.
Targeting biologico: verso una medicina di precisione
Il segnale più marcato negli amiloide-positivi sostiene l’idea di selezionare i partecipanti in base ai biomarcatori, per aumentare la probabilità di intercettare un effetto clinicamente rilevante. In quest’ottica, i test ematici oggi disponibili per la patologia di Alzheimer potranno rendere gli arruolamenti più precisi e, al contempo, migliorare l’interpretazione dei risultati.
Punti di forza e limiti
Tra i punti di forza spiccano il disegno randomizzato, l’uso combinato di test cognitivi, neuroimmagini e biomarcatori, e il follow‑up biennale. Tuttavia, in quanto studio esplorativo, la potenza statistica è limitata e alcune differenze chiave (come quelle di volume ippocampale) non raggiungono la significatività. Inoltre, all’avvio del trial non erano disponibili biomarcatori ematici per l’Alzheimer: l’arruolamento sulla sola base dei sintomi clinici ha fatto sì che solo una sottopopolazione risultasse amiloide‑positiva, con possibile attenuazione del segnale complessivo.
Interpretazione prudente dei risultati
Il quadro invita alla cautela: i dati su memoria verbale sono promettenti ma non conclusivi, e le misure strutturali mostrano un’atrofia presente in entrambi i gruppi. È verosimile che, per dimostrare un impatto clinico sostanziale, servano campioni più ampi e criteri di inclusione guidati dai biomarcatori.
Prospettive future
I ricercatori stanno pianificando uno studio più esteso e definitivo che utilizzerà biomarcatori ematici per identificare i soggetti più suscettibili a beneficiare del litio a basso dosaggio.
L’obiettivo sarà stabilire se il farmaco può ritardare in modo significativo i cambiamenti cognitivi e neurodegenerativi associati all’Alzheimer. In attesa di prove robuste, questo studio dimostra che l’approccio è fattibile, sicuro e scientificamente meritevole di essere perseguito.
Un promemoria, al tempo stesso, del valore di trial adeguatamente dimensionati quando la posta in gioco è la conservazione delle funzioni cognitive nell’invecchiamento.
Link fonte:
Gildengers, A. G., et al. (2026). Low-Dose Lithium for Mild Cognitive Impairment. JAMA Neurology. DOI: 10.1001/jamaneurol.2026.0072. https://jamanetwork.com/journals/jamaneurology/fullarticle/2845746



















