Nel dibattito sulle terapie anti-amiloide per l’Alzheimer in fase iniziale, la sicurezza rimane un nodo cruciale per clinici e famiglie.
Un’analisi aggiornata pubblicata su Alzheimer’s Research & Therapy presenta i risultati di sicurezza del trial di fase 3 Clarity AD su lecanemab, anticorpo diretto contro i protofibrilli di amiloide beta.
Il lavoro esamina sia la fase double blind di 18 mesi sia l’estensione in aperto, con un focus particolare sulle anomalie di imaging correlate all’amiloide (ARIA) e sulle reazioni all’infusione.
Per chi si occupa di diagnosi precoce e trattamento, comprendere incidenza, tempistica e gestione degli eventi avversi è essenziale: orienta la selezione dei pazienti, le strategie di monitoraggio con risonanza magnetica e il counseling dei caregiver. I nuovi dati offrono un quadro più nitido: gli eventi più frequenti compaiono soprattutto all’inizio della terapia e, nella maggior parte dei casi, sono radiologicamente lievi o moderati e si risolvono nel giro di pochi mesi.
Rimangono tuttavia elementi di attenzione, in particolare nei portatori di ApoE ε4 e in chi assume anticoagulanti.
Punti chiave
- Nello studio Clarity AD, la sicurezza di lecanemab è stata valutata in 1.795 partecipanti (core) e in 1.612 soggetti esposti al farmaco considerando core+OLE.
- Eventi avversi più comuni con lecanemab: reazioni all’infusione (circa 24,5%), ARIA-H (18,5%) e ARIA-E (13,6%), in larga parte lievi/moderati.
- ARIA-E perlopiù entro 3–6 mesi e più frequente nei portatori di ApoE ε4 (fino al 34,5% negli omozigoti); sintomatica nel 3,3%.
- Emorragia intracerebrale (ICH) rara (0,5%); segnalato un incremento nei soggetti in terapia anticoagulante (2,7%).
- Nessun decesso legato a lecanemab nella fase core; nell’OLE alcuni decessi sono stati ritenuti possibilmente correlati allo studio, inclusi due con ICH in presenza di tPA o anticoagulanti.
- La gestione clinica ruota attorno a RM di controllo programmate e a una vigilanza precoce dei sintomi compatibili con ARIA.

Lo studio Clarity AD: disegno e popolazione
Clarity AD ha coinvolto persone con Alzheimer in fase iniziale (MCI dovuto ad AD o demenza lieve), età 50–90 anni, con patologia amiloide confermata da PET o liquor. I partecipanti sono stati randomizzati 1:1 a lecanemab 10 mg/kg ogni due settimane o placebo per 18 mesi (fase core), con successivo passaggio a lecanemab nell’estensione in aperto (OLE). La sicurezza è stata monitorata tramite visite cliniche e RM cerebrali a intervalli prestabiliti.
Dimensioni del campione
Nella core: 1.795 partecipanti (897 placebo; 898 lecanemab). Nel set core+OLE: 1.612 persone hanno ricevuto almeno una dose di lecanemab. Il 69,3% era portatore di ApoE ε4.
Cosa è emerso sulla sicurezza
Nel complesso, con lecanemab in core+OLE gli eventi più comuni sono stati reazioni all’infusione (24,5%), ARIA-H (18,5%), ARIA-E (13,6%) e cefalea (10,3%). La maggior parte degli ARIA era radiologicamente lieve-moderata.
| Evento | Frequenza (core+OLE) | Sintomatici | Note |
|---|---|---|---|
| ARIA-E | 13,6% | 3,3% | Insorgenza precoce (3–6 mesi), spesso si risolve entro ~4 mesi |
| ARIA-H | 18,5% | 1,7% | Perlopiù lieve-moderata; isolata simile a placebo |
| Reazioni all’infusione | 24,5% | Severe 0,6% | Soprattutto alla prima dose, di solito episodiche |
| Cefalea | 10,3% | – | Spesso associata agli episodi di ARIA |
ARIA-E: frequenza, tempistica, risoluzione
L’ARIA-E si concentra nei primi 3–6 mesi (circa il 71% entro 3 mesi; 92% entro 6 mesi) e tende a risolversi radiologicamente nell’arco di pochi mesi (circa l’81% entro 120 giorni). È più frequente nei portatori di ApoE ε4: 6,5% nei non portatori; 11,6% negli eterozigoti; 34,5% negli omozigoti. La quota di casi sintomatici rimane relativamente bassa e, nella maggior parte, i sintomi regrediscono.
- Gravità: per lo più lieve-moderata e spesso asintomatica.
- Gestione: alcuni casi lievi consentono prosecuzione del dosaggio con monitoraggio RM.
ARIA-H e rischio di emorragia intracerebrale
Le ARIA-H (microemorragie e siderosi superficiale) hanno mostrato un andamento in parte concomitante con ARIA-E nelle fasi iniziali; le forme isolate si sono distribuite lungo tutto il trattamento e sono risultate quasi sempre asintomatiche. L’emorragia intracerebrale (ICH) è rimasta un evento raro con lecanemab (0,5%; 8/1.612), ma con frequenza più alta tra chi assumeva anticoagulanti (2,7%; 4/147). Non è emersa una chiara relazione con lo stato ApoE ε4 o con la tempistica d’inizio terapia.
Reazioni all’infusione
Le reazioni all’infusione sono state soprattutto lievi-moderate, per lo più alla prima dose e senza recidive nella maggioranza dei casi. I sintomi riferiti includevano febbricola, brividi, nausea, oscillazioni pressorie. Le reazioni gravi si sono osservate nello 0,6% e sempre alla prima somministrazione.

Implicazioni cliniche: vigilanza precoce e informazione
I dati confermano che lecanemab è in generale ben tollerato nello Alzheimer iniziale, ma richiede una strategie di monitoraggio rigorose. Poiché ARIA-E e ARIA-H compaiono soprattutto all’inizio, la fase dei primi mesi è quella a massima vigilanza, con RM programmata e attenzione clinica ai possibili sintomi (cefalea, confusione, vertigini, deficit focali). La maggiore incidenza di ARIA nei portatori di ApoE ε4 suggerisce l’utilità di una discussione accurata del profilo di rischio individuale durante la pianificazione terapeutica.
Gestione dei rischi e comorbidità
L’ICH rimane rara, ma i segnali emersi nei soggetti in terapia anticoagulante impongono prudenza nella co-prescrizione e un dialogo stretto con il paziente e i caregiver. La letteratura indica inoltre che eventi ARIA possono insorgere anche oltre i primi mesi: la vigilanza va quindi mantenuta per l’intero percorso terapeutico, adeguando i controlli in base alla storia clinica e ai reperti di imaging.
Punti di forza e limiti dei risultati
Robustezza metodologica
La sicurezza è stata esaminata in un contesto randomizzato, in doppio cieco (fase core) con estensione in aperto, campione ampio e letture RM centralizzate. La popolazione comprendeva individui con comorbidità e farmaci concomitanti rappresentativi della pratica clinica, aumentando la trasferibilità delle evidenze.
Cosa resta da chiarire
L’OLE è in corso e il numero di eventi rari (es. ICH) resta limitato, per cui la stima del rischio in sottogruppi specifici (come chi assume anticoagulanti) necessita di ulteriori dati. La relazione tra genotipo ApoE, segni di angiopatia amiloide cerebrale preesistenti e traiettoria degli ARIA, pur delineata, merita approfondimenti di dettaglio.
Prospettive e significato
Nel quadro attuale, lecanemab offre un profilo di sicurezza complessivamente favorevole se paziente, clinico e caregiver condividono conoscenza su incidenza, tempistica e gestione degli eventi chiave (ARIA, reazioni all’infusione). L’attenzione alle prime settimane-mesi di terapia e la cautela nelle situazioni a rischio emorragico possono contribuire a un equilibrio più solido tra beneficio clinico e sicurezza. Futuri sviluppi, compresa l’esplorazione di formulazioni alternative, potranno chiarire se sia possibile ridurre ulteriormente ARIA e reazioni all’infusione. Nel frattempo, i dati aggiornati di Clarity AD rafforzano l’idea che una presa in carico strutturata e il monitoraggio per immagini siano elementi cardine per un impiego appropriato.
Link fonte:
Lawrence S. Honig et al.. Updated safety results from phase 3 lecanemab study in early Alzheimer’s disease. 10 maggio 2024 https://link.springer.com/article/10.1186/s13195-024-01441-8



















