Le applicazioni per la salute mentale sono sempre più presenti nelle strategie digitali per affrontare depressione e disturbi d’ansia. La promessa è semplice: strumenti accessibili, economici e utilizzabili su larga scala, capaci di affiancare o integrare l’assistenza tradizionale.
Ma una domanda resta centrale, soprattutto quando si parla di studi clinici: quante persone iniziano davvero a usare queste app, quante continuano a farlo con regolarità e quante abbandonano prima di completare le valutazioni previste? È su questo nodo, spesso meno visibile dell’efficacia clinica, che si concentra la meta-analisi pubblicata su JAMA Psychiatry.
Il tema è rilevante perché l’adozione di strumenti digitali non dipende solo dalla qualità dei contenuti terapeutici. Contano anche la semplicità d’uso, il contatto umano, la presenza di promemoria e perfino elementi di design come la gamificazione. In altre parole, un’app può essere promettente sulla carta ma poco utilizzata nella pratica.
Lo studio di Claudia Liu e colleghi offre così una fotografia utile per capire meglio il comportamento degli utenti nei trial clinici e per orientare meglio la progettazione delle prossime applicazioni.
Punti chiave
- Le app per depressione e ansia sono viste come strumenti scalabili e a basso costo.
- La ricerca si concentra su adesione, abbandono e attivazione iniziale.
- Lo studio è una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su JAMA Psychiatry.
- Sono stati inclusi 79 trial clinici.
- Il primo utilizzo dell’app è molto alto, ma l’uso continuativo è più basso.
- Promemoria e contatto umano sembrano associarsi a minore abbandono.

Che cosa ha analizzato la meta-analisi
La revisione ha preso in esame trial randomizzati di app per la salute mentale destinati a persone con depressione o ansia. Gli autori hanno cercato dati su tre aspetti distinti:
- uptake, cioè l’attivazione iniziale dell’app;
- adherence, cioè l’uso considerato sufficiente secondo la definizione dello studio;
- e attrition, vale a dire il mancato completamento delle valutazioni finali o di follow-up.
Le ricerche incluse provenivano da una precedente revisione aggiornata con nuove pubblicazioni fino a maggio 2025. I dati sono stati estratti da due revisori indipendenti e valutati anche per il rischio di bias. Per l’analisi statistica sono stati usati modelli a effetti casuali multilivello, adatti a sintetizzare risultati provenienti da condizioni di intervento diverse tra loro.
Numeri principali dello studio
| Indicatore | Risultato sintetico | Base dei dati |
|---|---|---|
| Trial inclusi | 79 | 92 condizioni con app e 78 condizioni di controllo |
| Uptake dell’app | 92,4% | 56 condizioni |
| Adesione all’app | 61,8% | 21 condizioni |
| Abbandono al post-test | 18,6% | dato aggregato |
| Abbandono al follow-up | 28,4% | dato aggregato |
Il quadro che emerge è interessante: l’adesione iniziale appare elevata, ma il proseguimento dell’uso è più fragile. L’uptake medio del 92,4% suggerisce che la maggior parte dei partecipanti attiva l’app almeno una volta. Tuttavia, solo il 61,8% raggiunge i livelli di utilizzo considerati adeguati dagli studi.
Un altro dato importante riguarda l’abbandono delle valutazioni. Le percentuali medie di attrito sono state del 18,6% al termine del trattamento e del 28,4% al follow-up. In alcuni confronti, le condizioni con app hanno mostrato più abbandoni rispetto alle liste d’attesa, mentre non sono emerse differenze significative rispetto ad altri controlli.
Fattori associati a una migliore tenuta
- Promemoria: associati a minore attrition.
- Contatto umano: utile nel sostenere la partecipazione.
- Assenza di gamification: collegata a minore abbandono nei trial analizzati.

Che cosa significano questi risultati per la salute mentale digitale
Il valore principale di questa meta-analisi non sta nel dire se le app funzionino o meno in senso clinico, ma nel fornire parametri concreti su come vengono davvero usate nei trial. Per chi progetta studi futuri, sapere che l’attivazione iniziale è alta ma l’adesione cala nel tempo aiuta a definire meglio gli obiettivi e a interpretare i risultati con maggiore realismo.
Per la pratica clinica, il messaggio è altrettanto chiaro: una app non basta essere disponibile, deve anche essere costruita per mantenere l’attenzione e ridurre l’abbandono. In questo senso, elementi relativamente semplici come promemoria e una forma di supporto umano potrebbero avere un peso concreto nella partecipazione. Il dato sulla gamificazione suggerisce inoltre che non tutte le strategie di coinvolgimento producono lo stesso effetto e che alcuni accorgimenti vanno testati con attenzione.
Punti di forza e limiti dello studio
Tra i punti di forza ci sono l’ampiezza del campione, l’uso di trial randomizzati e l’aggiornamento della letteratura più recente. Anche la distinzione tra uptake, adesione e attrition permette una lettura più fine del comportamento degli utenti rispetto a una semplice stima di efficacia.
I limiti, per quanto inferibili dall’abstract, riguardano invece l’ampia variabilità tra le condizioni incluse e il fatto che non tutti gli studi riportavano gli stessi indicatori. Le ampie fasce di previsione indicano infatti che i risultati possono cambiare sensibilmente da un trial all’altro, a seconda del contesto, della popolazione e delle caratteristiche dell’app.
Uno scenario utile per i prossimi studi
Nel complesso, i risultati suggeriscono che le app per depressione e ansia hanno un buon potenziale di accesso iniziale, ma che la sfida vera resta la continuità d’uso. Per la ricerca futura, questi benchmark saranno utili per progettare interventi digitali più aderenti ai bisogni degli utenti e per valutare con maggiore precisione quali componenti rendono un’app più sostenibile nel tempo.
In un campo che cresce rapidamente, il dato più importante è forse proprio questo: l’efficacia potenziale non coincide automaticamente con l’utilizzo reale, e la distanza tra le due cose continua a essere uno dei nodi centrali della salute mentale digitale.
Link fonte:
Claudia Liu. Uptake, adherence, and attrition in clinical trials of depression and anxiety apps: a systematic review and meta-analysis. 2026 Jan 1 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41259035/


















