La fibromialgia non è soltanto un disturbo del dolore diffuso. Negli ultimi anni, la ricerca l’ha progressivamente letta come una condizione più ampia, in cui si intrecciano sistema nervoso centrale, sistema immunitario, risposta allo stress e sintomi psicologici.
Una recente review pubblicata sull’Italian Journal of Psychiatry ripercorre proprio questo cambio di prospettiva, proponendo la fibromialgia come un possibile disturbo neuroimmune-psichiatrico.
Il tema è rilevante per la pratica clinica perché la fibromialgia colpisce una quota non trascurabile della popolazione, circa il 2-4% nel mondo, ed è più frequente nelle donne.
Si presenta con dolore muscoloscheletrico diffuso, stanchezza, disturbi del sonno e difficoltà cognitive, spesso descritte dai pazienti come “fibro fog”. A complicare il quadro c’è l’alta frequenza di comorbilità con depressione, ansia e disturbo da stress post-traumatico.
Punti chiave
- La fibromialgia è sempre più interpretata come una condizione che coinvolge cervello, immunità e stress.
- Il sintomo cardine resta il dolore diffuso, ma spesso compaiono anche fatica, insonnia e “fibro fog”.
- La review dell’Italian Journal of Psychiatry collega il disturbo a infiammazione, glia e disfunzione dell’asse dello stress.
- Depressione, ansia e PTSD sono frequenti e possono amplificare il quadro clinico.
- Le terapie più utili sembrano essere quelle multidisciplinari, che combinano farmaci e interventi non farmacologici.
- Le prove disponibili sono promettenti, ma spesso derivate da studi eterogenei e non sempre conclusivi.

Che cosa osserva la review
Il lavoro riassume la letteratura disponibile fino a maggio 2025 e mette insieme diversi livelli di evidenza: dati biologici, neuroimaging, sintomi clinici e risposta ai trattamenti. L’idea di fondo è che nella fibromialgia non si osservi solo un’alterazione della percezione del dolore, ma una più ampia disregolazione dell’omeostasi.
Infiammazione, glia e sensibilizzazione centrale
Secondo gli autori, in molti pazienti sono stati descritti segnali di neuroinfiammazione e alterazioni di mediatori come interleuchina-6, interleuchina-8, TNF-alfa e interleuchina-1 beta. In parallelo, alcune osservazioni suggeriscono una riduzione di citochine anti-infiammatorie come IL-10. Questi cambiamenti potrebbero contribuire alla sensibilizzazione centrale, cioè a un cervello e a un sistema nervoso che amplificano gli stimoli dolorosi.
Un altro elemento importante è il possibile coinvolgimento della glia, in particolare microglia e astrociti. Quando queste cellule si attivano, possono rilasciare segnali infiammatori e favorire un aumento dell’eccitabilità neuronale. La review sottolinea però che le prove dirette sono ancora limitate e che gran parte del modello deriva da studi indiretti o traslazionali.
Asse dello stress e neurotrasmettitori
La fibromialgia viene collegata anche a una alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, la principale via con cui il corpo regola la risposta allo stress. In diversi studi è stato osservato un ritmo del cortisolo appiattito, con minore secrezione mattutina e risposta attenuata agli stressori. Questo profilo è stato messo in relazione con una minore capacità di contenere l’infiammazione e con un peggioramento di dolore e fatica.
Accanto allo stress, la review evidenzia una disfunzione dei sistemi serotoninergico, noradrenergico, dopaminergico e glutammatergico. Il risultato può essere un’alterazione della modulazione discendente del dolore, ma anche un impatto su umore, attenzione, memoria e sonno.
Un quadro complesso in numeri e associazioni
| Aspetto | Indicazione riportata |
|---|---|
| Prevalenza generale | Circa 2-4% della popolazione |
| Frequenza nelle donne | Più alta, circa doppia rispetto agli uomini |
| Comorbilità con depressione o ansia | Può arrivare fino al 70% |
| PTSD nei pazienti con fibromialgia | 30-50% nei dati citati |
| Rischio di PTSD | Circa doppio rispetto alla popolazione generale |
La review segnala anche che la fatica cognitiva e il “fibro fog” potrebbero riflettere l’impatto congiunto di dolore cronico, infiammazione e alterazioni della connettività tra reti cerebrali, in particolare quelle coinvolte nell’attenzione e nel controllo esecutivo.

Perché questa lettura cambia il modo di curare
Considerare la fibromialgia come un disturbo neuroimmune-psichiatrico significa spostarsi da una visione centrata soltanto sul dolore muscolare a un modello più integrato, in cui contano anche sonno, stress, umore, immunità e funzioni cognitive. Per la clinica questo approccio è importante perché rende più comprensibile il fatto che i sintomi psichiatrici non siano semplicemente una conseguenza emotiva del dolore, ma possano far parte del meccanismo di malattia.
Le implicazioni terapeutiche
Tra gli interventi farmacologici, la review cita gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina, come duloxetina e milnacipran, i triciclici a basso dosaggio, e anticonvulsivanti come pregabalin e gabapentin. Questi farmaci agiscono in modi diversi sulla modulazione del dolore e, in alcuni casi, anche su ansia e sonno. Sul fronte non farmacologico, vengono richiamate la terapia cognitivo-comportamentale, l’attività fisica moderata, le pratiche mente-corpo, possibili interventi sul microbiota e i programmi multidisciplinari.
Particolare attenzione viene riservata al sonno, perché i disturbi del riposo sembrano amplificare dolore, stanchezza e difficoltà cognitive. Migliorare la qualità del sonno, quindi, può avere un impatto trasversale sulla sintomatologia.
Punti di forza e limiti
Il principale punto di forza della review è la capacità di mettere in relazione aree di ricerca spesso trattate separatamente: dolore, immunità, stress e psichiatria. Il limite, però, è lo stesso della letteratura disponibile: molti studi sono trasversali, con campioni piccoli e molto eterogenei, e questo rende difficile stabilire nessi di causa-effetto. Anche i biomarcatori infiammatori non sono ancora abbastanza uniformi per essere considerati diagnostici.
Nel complesso, la fibromialgia emerge come una condizione complessa, in cui il dolore non va letto da solo ma dentro una rete di processi biologici e psicologici intrecciati. È proprio questa visione più ampia che potrebbe, in futuro, favorire diagnosi più precise e trattamenti davvero personalizzati.
Link fonte:
Pardossi S, Koukouna D, Cuomo A, Gualtieri G, Pinzi M, Piumini G, Fagiolini A. Fibromyalgia as a Neuroimmune-Psychiatric Disorder. Italian Journal of Psychiatry. 2026;1. doi:10.36180/2421-4469-2025-1390



















