I disturbi della coscienza cronici restano una delle sfide più complesse della neurologia e della riabilitazione: dopo una grave lesione cerebrale, alcuni pazienti sopravvivono ma non recuperano in modo significativo la consapevolezza dell’ambiente. Per famiglie e clinici, questo significa misurarsi con prognosi incerte e con opzioni terapeutiche ancora limitate.
In questo contesto si inserisce un nuovo case report pubblicato su Frontiers in Psychiatry, nella sezione Neurostimulation, che esplora l’uso degli ultrasuoni focalizzati transcranici (tFUS) come possibile strategia per stimolare il talamo, un nodo chiave dei circuiti che sostengono veglia e consapevolezza.
La novità non è solo nella tecnica, ma nel modo in cui è stata osservata: gli autori hanno seguito il paziente per settimane con valutazioni cliniche, elettroencefalogramma e spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, cercando di collegare il miglioramento comportamentale ai cambiamenti dell’attività cerebrale.
Il messaggio è prudente ma rilevante: quando si parla di coscienza, il recupero non dipende soltanto dalla lesione iniziale, ma anche dalla capacità dei circuiti cerebrali di riorganizzarsi. E proprio su questa possibile riorganizzazione punta la ricerca sui nuovi approcci di neuromodulazione.
Punti chiave
- Il lavoro è un caso clinico pubblicato su Frontiers in Psychiatry.
- Il paziente aveva un disturbo cronico della coscienza dopo emorragia talamica.
- La stimolazione ha colpito il talamo centrale destro con tFUS.
- Il trattamento è durato 4 settimane, per un totale di 12 sedute.
- Gli autori riportano un miglioramento clinico progressivo fino all’uscita dallo stato di coscienza minima.
- EEG e fNIRS hanno mostrato segni di normalizzazione dell’attività corticale e di maggiore connettività.
- Si tratta di dati preliminari, utili soprattutto per orientare studi più ampi e controllati.

Che cosa è stato osservato nel paziente
Il caso riguarda un uomo di 46 anni con storia di ipertensione e abitudine a fumo e alcol, colpito da una emorragia talamica sinistra con estensione intraventricolare e lieve coinvolgimento del mesencefalo. Dopo il ricovero, la fase di coma si è trasformata in uno stato di coscienza minima, con un punteggio iniziale alla Coma Recovery Scale-Revised (CRS-R) pari a 11.
Prima dell’intervento sperimentale, il paziente aveva già ricevuto riabilitazione convenzionale e trattamenti di supporto, tra cui amantadina e stimolazione multisensoriale, senza recuperi rilevanti. La scelta degli autori è stata quindi quella di intervenire sul talamo centrale destro, cioè sull’emisfero non leso, per tentare di modulare circuiti più ampi senza agire direttamente sulla sede della lesione.
Un protocollo ripetuto, non una singola seduta
La stimolazione con tFUS è stata applicata per 20 minuti, tre volte alla settimana, per quattro settimane, per un totale di 12 sessioni. Il trattamento è stato guidato da neuronavgazione e accompagnato da controlli di sicurezza. Durante il percorso non sono emerse variazioni rilevanti di pressione, frequenza cardiaca o ossigenazione, né segni di nuove emorragie o alterazioni strutturali alla TC cranica.
I principali risultati clinici e neurofisiologici
Il dato più evidente è stato il miglioramento comportamentale progressivo, fino all’uscita dallo stato di coscienza minima. Il punteggio CRS-R è salito da 11 a 20, mentre il punteggio alla Glasgow Coma Scale è migliorato da E1VTM5 a E4VTM6. Secondo gli autori, quasi tutte le sottoscale del CRS-R hanno mostrato un incremento, con eccezione di quella oromotoria/verbal. In particolare, le funzioni uditive, visive, motorie e di arousal sono arrivate ai livelli considerati normali nel contesto del test.
Parallelamente, gli strumenti di monitoraggio cerebrale hanno descritto un cambiamento coerente con il recupero clinico.
| Misura | Basale | Dopo 4 settimane |
|---|---|---|
| CRS-R totale | 11 | 20 |
| GCS | E1VTM5 | E4VTM6 |
| Potenza delta frontale | 4,87 dB | 2,14 dB |
| Potenza theta frontale | 3,35 dB | -0,01 dB |
| Connessione PFC-rSM1 | 0,34 | 0,69 |
| Connessione PFC-lSM1 | 0,03 | 0,86 |
Con la fNIRS è emersa una progressiva crescita della connettività tra corteccia prefrontale e aree sensori-motorie, soprattutto nella regione prefrontale. Con l’EEG, invece, si è osservata una riduzione delle onde lente patologiche in sede frontale, cioè delle componenti delta e theta, spesso associate a uno stato di grave compromissione della coscienza. Gli autori sottolineano anche un andamento temporale interessante: i cambiamenti neurali compaiono già dopo due settimane, mentre il miglioramento clinico più netto emerge soprattutto nelle due settimane finali.

Cosa suggeriscono questi risultati
Il significato di questo caso sta soprattutto nella sua coerenza interna: miglioramento clinico, riorganizzazione della connettività corticale e riduzione dell’attività lenta patologica si muovono nella stessa direzione. Per gli autori, questo quadro è compatibile con l’idea che la stimolazione ultrasonica del talamo possa riattivare circuiti distribuiti della coscienza, favorendo una sorta di reintegrazione delle reti corticali.
Il razionale biologico è plausibile. Il talamo è considerato un hub centrale dei circuiti che sostengono l’arousal e l’integrazione delle informazioni. Agendo su questo nodo profondo, il tFUS potrebbe modificare l’eccitabilità neuronale attraverso un effetto meccanico, con ricadute sui ritmi corticali e sulla comunicazione tra aree cerebrali. Nel paziente descritto, questo si è tradotto in una riduzione delle oscillazioni lente frontali e in un recupero progressivo delle connessioni prefrontali e sensori-motorie.
Perché serve cautela
Lo studio, però, ha limiti importanti. Il più evidente è il singolo caso: un miglioramento osservato in un paziente non può essere esteso automaticamente ad altre persone con disturbi cronici della coscienza. Inoltre, il paziente stava già ricevendo amantadina e stimolazione multisensoriale, anche se a dosi e frequenze stabili, per cui un possibile contributo combinato non può essere escluso del tutto.
Un altro punto riguarda la precisione del targeting: la pianificazione è stata fatta con neuronavgazione e anatomia individuale, ma senza simulazioni acustiche specifiche della skull che correggessero in modo completo attenuazione e deviazione del fascio ultrasonoro. Gli stessi autori riconoscono quindi che servono studi con modelli più robusti, idealmente randomizzati e controllati con sham, per distinguere l’effetto del trattamento da quello dell’evoluzione clinica spontanea o di altri fattori concomitanti.
Il valore clinico di un segnale preliminare
Nonostante questi limiti, il caso offre un’indicazione utile: nei disturbi cronici della coscienza, la riorganizzazione cerebrale può essere osservata e seguita nel tempo con strumenti diversi, non solo con la valutazione comportamentale. Questo rende più concreto il dialogo tra riabilitazione clinica e neuroscienze di rete.
In prospettiva, gli ultrasuoni focalizzati transcranici potrebbero diventare un tassello di una strategia più ampia per il recupero della coscienza nei danni cerebrali gravi. Per ora, però, il loro ruolo resta quello di una possibilità promettente, ancora da verificare con studi più solidi e su gruppi più ampi di pazienti.
Link fonte:
Shu Cheng, Xuan Xu, Lei Lei, Fanyuan Meng, Xiaojing Long, Qihui Liang, Kaixuan Luo, Xiangjun Feng, Moxian Chen, Lijuan Ao. Modulation of cortical functional connectivity and spectrum with transcranial focused ultrasound in chronic disorders of consciousness: a case report. 18 February 2026 https://www.frontiersin.org/journals/psychiatry/articles/10.3389/fpsyt.2026.1748927/full



















