ADHD in età adulta: durante la pandemia boom di stimolanti, trainato dalle giovani donne

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Durante la pandemia, in un contesto caratterizzato da lockdown, chiusura di scuole e uffici e un ricorso massiccio alla telemedicina, non è cambiato solo il modo di accedere alle cure. Sono mutati anche i pattern di prescrizione dei farmaci per l’ADHD.

Un’analisi su vasta scala, condotta in Ontario (Canada) e pubblicata sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), ha documentato un aumento marcato dell’avvio di terapia con stimolanti negli adulti. Questo fenomeno ha registrato un picco nelle fasce più giovani e una crescita più rapida tra le donne.

Lo studio, basato su dati amministrativi sanitari, invita a una lettura attenta dei risultati. Da un lato, un maggiore accesso alle cure e una riduzione dello stigma potrebbero aver favorito diagnosi e trattamenti. Dall’altro, restano aperti interrogativi sull’appropriatezza diagnostica e sull’uso ottimale dei farmaci.

Punti chiave

  • Aumento accelerato dei nuovi avvii di stimolanti in adulti durante il COVID-19 in Ontario.
  • Incremento particolarmente evidente tra 18–44 anni, con donne che superano gli uomini in tutte le classi d’età a fine periodo.
  • Per giugno 2024: 0,44 nuove dispensazioni per 1.000 adulti al mese; uso complessivo mensile di 10,4 per 1.000.
  • Farmaci principalmente a rilascio prolungato (lisdexamfetamina, metilfenidato), prescritti da medicina generale e psichiatria.
  • Ruolo in calo per gli psichiatri e in crescita per gli infermieri con funzioni avanzate (nurse practitioner) nel periodo pandemico.
  • Aumento della quota con diagnosi ADHD o disturbi del comportamento infantili; casi con ansia/depressione in diminuzione percentuale, ma in aumento assoluto.
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Come è stato condotto lo studio

Gli autori hanno realizzato uno studio popolazionale, ripetuto per sezioni trasversali nel tempo, utilizzando un’analisi di serie temporali. L’obiettivo era descrivere i trend di prescrizione di stimolanti tra gli adulti dell’Ontario nel periodo compreso tra il 2016 e il 2024.

Per condurre lo studio, il team ha integrato i dati provenienti dal Narcotics Monitoring System (NMS) con altre banche dati sanitarie provinciali. Questo ha permesso di ricostruire le caratteristiche demografiche e cliniche dei destinatari delle prescrizioni.

Gli esiti dello studio sono stati espressi come tassi mensili per 1.000 adulti. Questi dati sono stati ulteriormente stratificati in base all’età e al sesso.

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Definizione dei nuovi utenti ed esclusioni

Per identificare i nuovi inizi di terapia, sono stati definiti come “incidenti” gli adulti che non avevano ricevuto alcuna prescrizione di stimolanti nei 36 mesi precedenti.

Dallo studio sono stati esclusi i soggetti con un’età inferiore ai 18 anni o superiore ai 105 anni, i non residenti nella provincia e coloro che non disponevano di una copertura sanitaria provinciale recente.

Le analisi hanno messo a confronto il periodo pre-pandemico con quello successivo alla pandemia. Sono stati effettuati aggiustamenti per variabili come il sesso, la specialità medica che ha prescritto il farmaco e le precedenti diagnosi di salute mentale trattate in ambiente ospedaliero.

Chi ha iniziato e cosa è stato prescritto

Tra il 2016 e il 2024, 327.053 adulti in Ontario hanno iniziato una terapia con farmaci stimolanti. La maggior parte di questi pazienti era composta da donne di circa 30 anni, residenti in aree urbane.

I farmaci più comunemente prescritti erano a rilascio prolungato, con una prevalenza di lisdexamfetamina e metilfenidato. Le prescrizioni venivano emesse principalmente da medici di famiglia o da specialisti in psichiatria. Queste prescrizioni erano spesso associate a diagnosi di ADHD o a condizioni come ansia e depressione.

Poco meno di un terzo dei pazienti aveva una precedente presa in carico per ADHD nei dati amministrativi. Questo rende incerto se si trattasse di nuove diagnosi, di riconoscimenti tardivi della condizione o di percorsi diagnostici avvenuti al di fuori dei registri ufficiali.

Cosa è cambiato con la pandemia

All’inizio della pandemia si è registrato un calo temporaneo nelle prescrizioni di stimolanti. Successivamente, si è assistito a una ripresa con un tasso di crescita dei nuovi avvii terapeutici stimato 7,3 volte più veloce rispetto al periodo pre-pandemico. A giugno 2024, il tasso ha raggiunto 0,44 nuove dispensazioni per 1.000 adulti.

Contemporaneamente, si è osservata una diminuzione della percentuale di prescrizioni emesse dagli psichiatri. Al contrario, è aumentato il contributo degli infermieri con funzioni avanzate nella prescrizione di questi farmaci.

L’accesso più rapido ai trattamenti durante l’emergenza sanitaria potrebbe aver influenzato le dinamiche relative alla diagnosi e all’avvio terapeutico.

Età e sesso: dove corre la crescita

Dopo il 2020, l’aumento delle prescrizioni di stimolanti ha interessato principalmente le fasce di età compresa tra i 18 e i 24 anni, i 25 e i 34 anni, e i 35 e i 44 anni.

Le donne hanno mostrato incrementi più rapidi rispetto agli uomini, superandoli in tutte le fasce d’età entro la metà del 2024.

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In particolare, nella classe di età 18–24 anni, su 1.000 persone, 1,31 giovani donne hanno iniziato la terapia con stimolanti, rispetto a 0,97 giovani uomini.

Diagnosi associate e uso complessivo

La proporzione di nuovi utilizzatori di stimolanti con una diagnosi di ADHD o disturbi comportamentali dell’infanzia è aumentata dal 23,8% al 31,3%. Questo incremento rappresenta un triplicarsi dei casi in termini assoluti.

Anche se la percentuale di pazienti con ansia o depressione è diminuita, il loro numero assoluto è cresciuto di circa il 74%.

A giugno 2024, il numero di dispensazioni mensili di stimolanti ha raggiunto 10,4 per 1.000 adulti. I valori più alti si sono registrati nelle fasce di età 18–24 anni (22,1 per 1.000), 25–34 anni (17,9 per 1.000) e 35–44 anni (14,3 per 1.000).

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Cosa significano questi numeri

L’aumento significativo dei nuovi avvii terapeutici per l’ADHD in età adulta durante la pandemia potrebbe essere il risultato di una maggiore consapevolezza su questo disturbo. Inoltre, la telemedicina e servizi valutativi più flessibili hanno reso i percorsi diagnostici più accessibili.

Tuttavia, l’accelerazione di questi trend, in particolare tra le giovani donne, e il cambiamento nelle figure professionali che prescrivono i farmaci solleva alcune domande. In particolare, ci si interroga sulla coerenza dei criteri diagnostici utilizzati e sull’appropriatezza dell’uso degli stimolanti.

Questi dubbi emergono soprattutto nei casi in cui l’inizio della terapia non è preceduto da una chiara documentazione di una presa in carico specifica per l’ADHD.

Implicazioni cliniche e di sanità pubblica

I dati emersi dallo studio sottolineano la necessità, per clinici e servizi sanitari, di monitorare attentamente i pattern prescrittivi degli stimolanti negli adulti. È fondamentale prestare particolare vigilanza nelle fasce di età compresa tra i 18 e i 44 anni, con un’attenzione specifica rivolta alle donne.

La preferenza per formulazioni a rilascio prolungato risulta coerente con profili di aderenza e sicurezza generalmente positivi. Tuttavia, l’aumento dell’uso di questi farmaci richiede di assicurare valutazioni multidisciplinari approfondite.

È inoltre importante inquadrare correttamente le comorbilità, come ansia e depressione, e definire obiettivi terapeutici chiari e condivisi.

Organizzazione dei servizi

Durante la pandemia, si è verificato un ribilanciamento tra le figure professionali che prescrivono i farmaci stimolanti. Gli psichiatri hanno avuto un ruolo meno centrale, mentre è aumentato il coinvolgimento degli infermieri con funzioni avanzate. Questo cambiamento riflette una ridistribuzione delle attività all’interno dei sistemi sanitari, messi sotto pressione dall’emergenza pandemica.

Questa riorganizzazione potrebbe aver migliorato i tempi di accesso alle cure per i pazienti. Tuttavia, rende necessario stabilire standard condivisi per la diagnosi, il follow-up e la sicurezza d’uso dei farmaci. Solo così sarà possibile ridurre le variabilità ingiustificate e garantire un approccio uniforme e sicuro.

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Punti di forza e limiti

Uno dei principali punti di forza dello studio è rappresentato dall’ampiezza del campione analizzato e dalla prospettiva temporale estesa. Le analisi sono state condotte tenendo conto di variabili come l’età e il sesso, offrendo una visione dettagliata dei trend.

Tuttavia, lo studio presenta alcune limitazioni. Gli esiti misurano le dispensazioni dei farmaci, ma non ne certificano l’assunzione effettiva da parte dei pazienti. Inoltre, i dati amministrativi utilizzati potrebbero non registrare tutte le interazioni diagnostiche. Questo rende difficile distinguere tra un migliore riconoscimento del disturbo e fenomeni come la sovradiagnosi o l’uso inappropriato dei farmaci.

Un ulteriore limite riguarda la ricostruzione della storia clinica precedente all’avvio della terapia, che potrebbe risultare incompleta.

Prospettive future

Sono necessari ulteriori studi per identificare i determinanti che hanno contribuito all’aumento delle prescrizioni di stimolanti. È importante analizzare aspetti come la domanda indotta, i percorsi di cura, nonché i fattori sociali e digitali che possono aver influenzato questo trend.

Inoltre, sarà fondamentale valutare gli esiti a lungo termine di queste terapie e definire strategie che garantiscano diagnosi accurate e trattamenti proporzionati ai reali bisogni dei pazienti.

Un aspetto cruciale da approfondire riguarda l’impatto della telemedicina e della redistribuzione delle competenze tra i diversi professionisti sanitari. Comprendere come questi elementi influenzino la qualità e la sicurezza delle cure sarà essenziale per orientare le future politiche sanitarie.

In sintesi

Il quadro che emerge dallo studio condotto in Ontario descrive una domanda crescente e costante di farmaci stimolanti tra gli adulti. Questo fenomeno presenta dinamiche inedite, soprattutto per quanto riguarda il genere e le fasce di età coinvolte.

Si tratta di un segnale significativo, che probabilmente riflette sia un maggiore riconoscimento dell’ADHD sia i cambiamenti organizzativi nel sistema sanitario, accelerati dall’emergenza COVID-19.

Per tradurre questi dati in una buona pratica clinica, è fondamentale consolidare criteri diagnostici omogenei, garantire continuità assistenziale e implementare una sorveglianza costante sugli esiti terapeutici. Solo così sarà possibile conciliare l’accesso alle cure con l’appropriatezza delle prescrizioni.


Link fonte:

Priyom Bose. Patterns of prescription stimulant initiation before and during the COVID-19 pandemic: a population-based time-series analysis.. www.news-medical.net

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