La Cue Exposure Therapy (CET) è al centro di un acceso dibattito scientifico sulla sua efficacia nel trattamento dei disturbi da uso di sostanze. Una recente revisione pubblicata su Journal of Substance Abuse Treatment ha tentato di fare chiarezza, confrontando la terapia da esposizione a stimoli in forma tradizionale (NT-CET) e le versioni assistite dalla tecnologia (T-CET).
La tecnica, di matrice comportamentale, mira a indurre l’estinzione della risposta condizionata riducendo il craving tramite l’esposizione ripetuta a stimoli associati alla sostanza senza consumo. Negli ultimi anni la revisione ha esaminato come la tecnologia nelle dipendenze — in particolare la realtà virtuale e simulatori multisensoriali — possano aumentare la precisione dell’esposizione rispetto alla NT-CET.
Prima di questo lavoro non esisteva una sintesi sistematica che confrontasse in modo esaustivo l’efficacia della Cue Exposure Therapy in differenti disturbi da uso di sostanze (SUD). La revisione si propone di valutare l’efficacia complessiva della CET, confrontare NT-CET e T-CET e fornire una valutazione critica del rischio di bias negli studi randomizzati inclusi.
Punti chiave
- La revisione CET prende in esame studi pubblicati e confronta NT-CET e T-CET per il trattamento SUD.
- Cue Exposure Therapy mira a ridurre craving ed evitare ricadute attraverso l’estinzione comportamentale.
- La tecnologia e dipendenze introducono strumenti come realtà virtuale per intensificare l’esposizione.
- Esiste un gap conoscitivo: mancano sintesi chiare su efficacia trasversale tra diversi tipi di dipendenze.
- La revisione valuta anche qualità metodologica e rischio di bias degli studi esaminati.
Cosa è la Cue Exposure Therapy e il suo ruolo nel trattamento delle dipendenze

La Cue Exposure Therapy nasce come applicazione clinica delle teorie dell’apprendimento. La definizione CET la descrive come una procedura che espone il paziente a segnali legati al consumo in assenza di rinforzo. Lo scopo è ridurre la risposta automatica e il craving che mantengono il comportamento di uso.
Definizione e principi comportamentali alla base della Cue Exposure Therapy
La tecnica si fonda su principi di apprendimento comportamentale e su meccanismi di estinzione condizionata. L’esposizione ripetuta agli stimoli senza possibilità di consumo interrompe l’associazione tra cue e ricompensa.
In pratica, il terapeuta organizza sessioni controllate di esposizione stimoli per favorire desensibilizzazione. Questo processo mira a indebolire la risposta condizionata e a ridurre la probabilità di ricaduta.
Target terapeutico: craving, consumo e ricadute nelle dipendenze
I principali outcome CET includono la diminuzione del craving e la riduzione del consumo sostanze. Gli studi spesso valutano il cambiamento soggettivo del craving con scale e il comportamento di consumo ai follow-up.
Un altro obiettivo è la prevenzione ricadute attraverso l’acquisizione di abilità di coping. Per questo, la CET viene frequentemente integrata con interventi cognitivo-comportamentali per potenziare l’efficacia terapeutica.
Breve storia e sviluppo clinico della tecnica
La storia CET parte da esperimenti di laboratorio sull’estinzione condizionata applicati alle dipendenze. I primi studi pionieristici hanno usato esposizioni in vivo e contesti di laboratorio per misurare risposte al cue.
Lo sviluppo clinico della terapia esposizione ha visto un passaggio verso ambienti più ecologici e standardizzati. L’evoluzione T-CET introduce strumenti tecnologici come la realtà virtuale per ricreare scenari realistici controllabili.
Evidence scientifica: efficacia generale e risultati della revisione sistematica
La revisione sistematica CET ha raccolto studi fino a giugno 2024 in MEDLINE, PsycINFO, EMBASE e Cochrane Central. Lo scopo era sintetizzare l’evidenza disponibile sui trial CET per disturbi da uso di sostanze, con attenzione a outcome clinici rilevanti.

La metodologia revisione prevedeva strategie di ricerca predefinite e criteri inclusione concentrati su trial controllati che valutassero NT-CET e T-CET.
Metodologia della revisione: la ricerca ha seguito protocolli standardizzati per identificare trial CET pertinenti. I criteri inclusione includevano adulti con SUD, interventi basati su esposizione ai segnali di craving e comparatori attivi o passivi. La valutazione del rischio bias ha evidenziato criticità in diversi studi.
Risultati principali: la revisione ha identificato 44 trial CET controllati, di cui 21 NT-CET e 23 T-CET. La maggior parte ha studiato dipendenze alcol nicotina. Gli outcome quali craving e consumo sono stati i più frequentemente misurati; alcuni trial hanno riportato dati su ricaduta e follow-up a medio termine.
Impatto su craving e consumo: complessivamente il 41% degli studi che hanno valutato il craving ha mostrato un effetto favorevole della CET. Per l’impatto consumo CET, il 57% degli studi ha documentato risultati a favore della CET rispetto ai controlli.
Analisi delle percentuali degli studi positivi revela differenze tra formati. Tra gli NT-CET il 17% ha mostrato benefici significativi per il craving e il 38% per il consumo. Tra gli T-CET il 60% ha riportato miglioramenti per il craving e l’80% per il consumo.
Limiti della letteratura: l’eterogeneità studi è elevata in termini di popolazioni, modalità di esposizione, misure e durata dei follow-up. La mancanza di effect size è diffusa; nessuno studio ha riportato effect size per il craving e solo uno ha fornito un piccolo effect size per il consumo a 6 e 12 mesi.
La qualità metodologica è stata spesso compromessa. Molti trial CET hanno mostrato rischio bias dovuto a randomizzazione non chiara, cecità non garantita e dati incompleti. Questi limiti ricerca riducono la robustezza delle sintesi e l’interpretazione dell’efficacia CET craving e dell’impatto consumo CET.
Osservazioni aggiuntive indicano che interventi combinati con CBT sono sovrarappresentati tra gli studi positivi. Solo uno studio ha confrontato direttamente NT-CET e T-CET sull’alcol senza differenze fino a 6 mesi, lasciando aperta la questione su efficacia relativa.
| Voce | Dettagli |
|---|---|
| Database | MEDLINE, PsycINFO, EMBASE, Cochrane Central (fino a giugno 2024) |
| Numero trial CET | 44 trial controllati (21 NT-CET, 23 T-CET) |
| Tipologie di dipendenze | Prevalentemente dipendenze alcol nicotina; altri SUD meno rappresentati |
| Outcome principali | Outcome craving consumo; alcuni studi hanno valutato ricaduta |
| Percentuali studi positivi (craving) | Totale 41%: NT-CET 17%, T-CET 60% |
| Percentuali studi positivi (consumo) | Totale 57%: NT-CET 38%, T-CET 80% |
| Valutazione qualità | Rischio bias RoB2 elevato in molti studi |
| Eterogeneità studi | Elevata: popolazioni, interventi, misure e follow-up diversi |
| Mancanza effect size | Assente per craving; un solo studio ha riportato piccolo effect size per consumo |
| Confronti diretti NT vs T | Un solo trial sull’alcol, nessuna differenza fino a 6 mesi |
Cue Exposure Therapy tradizionale vs tecnologica: confronto tra NT-CET e T-CET
La distribuzione degli studi mostra un passaggio verso il digitale: dei 44 trial inclusi, 21 erano NT-CET e 23 T-CET. Questo equilibrio riflette l’interesse crescente per soluzioni tecnologiche in clinica. Il confronto CET evidenzia come le modalità tecnologiche stiano guadagnando spazio nelle linee di ricerca.
I dati di efficacia comparativa indicano differenze rilevanti. Per la riduzione del craving, il 60% dei trial T-CET ha riportato effetti significativi rispetto al 17% dei trial NT-CET. Sul fronte del consumo, il 80% dei T-CET ha mostrato miglioramenti significativi contro il 38% dei NT-CET. Questi numeri suggeriscono un vantaggio relativo dell’efficacia tecnologica nelle misure a breve termine.
La realtà virtuale CET emerge come la modalità tecnologica più promettente, grazie alla capacità di creare scenari ecologici e controllati che aumentano il coinvolgimento del paziente. Tuttavia, i confronti diretti sono limitati: un solo trial diretto su alcol non ha mostrato differenze fino a 6 mesi. Serve quindi una maggiore quantità di studi randomizzati e ben disegnati per confermare i risultati osservati.
Per il futuro si raccomanda di riportare effect size, estendere i follow-up a medio-lungo termine e valutare il rapporto costo-efficacia delle tecnologie, in particolare della realtà virtuale CET. Solo con confronti diretti robusti sarà possibile stabilire linee guida chiare su quando preferire NT-CET vs T-CET nel trattamento delle dipendenze.
Link Fonte
Thaysen-Petersen, D., Hammerum, S. K., Düring, S. W., Larsen, P. V., Fink-Jensen, A., & Mellentin, A. I. (2025). The efficacy of conventional and technology assisted cue exposure therapy for treating substance use disorders: a qualitative systematic review. Frontiers in psychiatry, 16, 1544763. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2025.1544763















