Una revisione sistematica pubblicata sulla rivista Sleep Medicine Reviews condotta dal Centro di Medicina del Sonno dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Università di Pavia, la Fondazione Mondino, il CNR, l’Università Uninettuno e l’Università di Genova, getta nuova luce sul rapporto tra ora legale, ritmo sonno-veglia e benessere biologico.
Lo studio nel giornale Sleep Medicine Reviews sintetizza evidenze internazionali sui cambi stagionali dell’orario e valuta come il cambio dell’ora influisca su sonno e fatica. Il passaggio all’ora legale, in particolare quello primaverile, sembra ridurre la durata del riposo e aumentare la frammentazione del sonno.
Oltre settanta Paesi adottano l’ora legale con l’obiettivo di risparmiare energia e sfruttare meglio la luce naturale. Tuttavia, la revisione Neuromed segnala effetti misurabili sui ritmi circadiani che possono ricadere su vigilanza, produttività e sicurezza, questioni di chiara rilevanza anche per il pubblico statunitense.
Punti chiave
- La revisione Neuromed, pubblicata su Sleep Medicine Reviews, collega il cambio dell’ora a variazioni del sonno e della vigilanza.
- Il passaggio all’ora legale è associato a riduzione della durata del sonno e maggiore frammentazione.
- Effetti su sonno e fatica possono tradursi in cali di produttività e aumento del rischio di incidenti.
- Il ritmo sonno-veglia subisce un anticipo sociale che colpisce in modo differente i soggetti.
- Le conclusioni hanno rilevanza globale, compresi i dibattiti in corso negli Stati Uniti su ora legale e ora solare.

Impatto dell’ora legale sul sonno: evidenze dalla revisione Neuromed
L’articolo pubblicato da Andrea Romigi e colleghi al Neuromed sintetizza le evidenze ora legale tratte da 27 studi sul sonno. La revisione Sleep Medicine Reviews integra dati osservazionali e sperimentali provenienti da diversi Paesi. Questo approccio mette a confronto risultati ottenuti con questionari, actigrafia e test cognitivi.
Gli autori riportano variazioni nella durata del sonno nelle settimane successive al cambio d’orario. Molti studi sul sonno segnalano una perdita di sonno ora legale concentrata nei giorni immediatamente successivi al cambio primaverile. La diminuzione della durata del sonno è spesso accompagnata da un aumento della frammentazione del sonno.
La revisione Sleep Medicine Reviews rileva frammentazione del sonno più marcata, con risvegli notturni più frequenti e peggioramento della continuità del riposo. Alcuni lavori hanno confermato questi segnali con actigrafia; altri si basano su strumenti soggettivi. La convergenza tra metodi diversi rafforza le evidenze ora legale.
Vengono segnalati incrementi di sonnolenza diurna e riduzioni della vigilanza nelle ore diurne dopo il cambio primaverile. Test di attenzione e questionari mostrano un calo delle prestazioni cognitive ora legale nei giorni successivi. Tale impatto si traduce in potenziali ricadute su lavoro, scuola e sicurezza stradale.
La revisione distingue il cambio primaverile dal ritorno all’ora solare. Il cambio primaverile mostra effetti più netti: perdita di sonno ora legale, maggiore frammentazione del sonno e aumento della sonnolenza diurna. Il ritorno all’ora solare sembra associato a effetti stagionali ora legale meno pronunciati, con talvolta un temporaneo aumento della durata del sonno percepita.
Gli autori sottolineano che gli effetti appaiono soprattutto nel breve termine dopo il cambio primaverile. Le variazioni tendono a ridursi con il tempo, ma la ripetizione annuale potrebbe produrre un accumulo di disallineamento biologico. Le evidenze ora legale raccolte nella revisione Sleep Medicine Reviews evidenziano così una serie di segnali coerenti tra i diversi studi sul sonno.
| Voce analizzata | Osservazioni principali | Metodo prevalente |
|---|---|---|
| Durata del sonno | Riduzione nella settimana successiva al cambio primaverile | Questionari e actigrafia |
| Frammentazione del sonno | Maggiore numero di risvegli notturni e minor continuità | Actigrafia e registri soggettivi |
| Sonnolenza diurna | Aumento segnalato sia soggettivamente sia con test | Epworth Sleepiness Scale, test di attenzione |
| Vigilanza | Ridotta nelle prime giornate dopo il cambio | Test psicomotori e batterie cognitive |
| Cambio primaverile vs autunnale | Cambio primaverile più impattante; ritorno all’ora solare meno grave | Analisi comparativa tra periodi |
Chi soffre di più dopo il cambio dell’orario: cronotipi e vulnerabilità
L’introduzione dell’ora legale crea un salto temporale che non incide allo stesso modo su tutti. Alcuni profili biologici mostrano fragilità maggiori. La revisione Neuromed mette in evidenza come il cronotipo serale e altre caratteristiche individuali modulino l’impatto sul sonno e sulla vigilanza.
Definizione e caratteristiche dei cronotipi serali
I cronotipi serali, detti gufi, tendono a coricarsi e svegliarsi più tardi rispetto alla media. Presentano ritmi circadiani spostati in avanti e maggior propensione a ritardare il sonno. Questo profilo rende difficile rispettare orari di lavoro o scuola imposti dalla società.
Perché i gufi risentono maggiormente dell’anticipo sociale
L’anticipo sociale imposto dal cambio primaverile costringe chi è serale a svegliarsi prima del previsto. L’adattamento cronotipo avviene più lentamente nei gufi e aumenta la frammentazione del sonno. La vulnerabilità gufi si traduce in più sonnolenza diurna e peggior vigilanza nelle ore successive al passaggio all’ora legale.
Impatto su gruppi specifici: lavoratori, studenti e soggetti con disturbi del sonno
I lavoratori con turni fissi e gli studenti con lezioni mattutine lamentano cali di rendimento dopo il cambio d’orario. Il rischio ora legale si manifesta in maggiori errori professionali e difficoltà d’apprendimento.
I soggetti con disturbi del sonno preesistenti, come insonnia o apnee, mostrano peggioramenti più rapidi. Nei cronotipi ora legale l’interferenza è doppia: il circadiano non facilita l’adattamento, mentre i sintomi aumentano la vulnerabilità complessiva.
La revisione sottolinea la necessità di politiche mirate per proteggere i gruppi a rischio. Misure semplici, come flessibilità negli orari lavorativi o scolastici, possono ridurre il rischio ora legale e mitigare l’impatto sui gufi, lavoratori, studenti e chi ha disturbi del sonno.
Limiti degli studi e necessità di ricerche più solide
La revisione sistematica mette in luce vari limiti che impediscono di trarre conclusioni definitive. Tra questi emergono chiari elementi di eterogeneità metodologica nei 27 studi esaminati. La variabilità riguarda disegni, popolazioni, strumenti di raccolta e periodi di osservazione.

Le differenze nei criteri di selezione e nelle misure di esito ostacolano il confronto diretto tra lavori e Paesi. Questa eterogeneità metodologica riduce la possibilità di effettuare meta-analisi robuste e aumenta il rischio di interpretazioni contrastanti.
I metodi di misurazione sono spesso soggettivi. La maggior parte delle evidenze proviene da questionari e actigrafia. Si registra una marcata carenza di dati provenienti da studi con polisonnografia, che resta la tecnica di riferimento per la misurazione oggettiva sonno.
L’assenza di polisonnografia limita la comprensione degli effetti sui parametri fisiologici. Senza dati strutturati non è possibile analizzare in modo preciso architettura del sonno, microrisvegli e stadi NREM/REM.
Serve ricerca standardizzata per superare questi vincoli. Le raccomandazioni metodologiche proposte includono protocolli uniformi, migliori criteri di selezione dei campioni e durata d’osservazione più estesa.
Per colmare la carenza di dati si suggeriscono studi multicentrici e longitudinali. Studi futuri ora legale dovrebbero integrare polisonnografia e actigrafia con valutazioni soggettive e test di vigilanza, per mappare impatti a breve e medio termine.
Infine, la raccomandazione principale è promuovere studi con campioni ampi e rappresentativi. Solo così la comunità scientifica potrà formulare raccomandazioni metodologiche solide e guidare politiche basate su evidenze robuste.
Implicazioni di salute pubblica e possibili risposte politiche
La revisione evidenzia che gli effetti del cambio all’ora legale, pur spesso transitori, coinvolgono milioni di persone e possono avere conseguenze su salute pubblica ora legale, produttività e sicurezza stradale. I rischi sonno e lavoro emergono in aumento della sonnolenza e peggioramento della vigilanza, con ricadute misurabili su incidenti e performance nei giorni successivi al cambio.
Per questo motivo le politiche ora legale devono basarsi su valutazioni di impatto che considerino l’intera popolazione e i settori economici più esposti, come trasporti e sanità. Tra le proposte praticabili si segnalano la riforma o l’eliminazione dell’ora legale, modulazioni temporali più graduali e adattamenti degli orari lavorativi e scolastici nei giorni successivi al cambio.
Campagne informative mirate ai gruppi vulnerabili e raccomandazioni su misure immediate — migliore igiene del sonno, esposizione alla luce mattutina, piccole modifiche progressivi all’orario di coricarsi — possono ridurre rapidamente i rischi sonno e lavoro. Infine, la mancanza di dati oggettivi richiede investimenti in ricerca per fornire evidenze robuste e guidare decisioni politiche efficaci sulle politiche ora legale.
Link Fonte
Andrea Romigi, Valentina Franco, Egeria Scoditti, Giulia Milan, Francesco Ceriello, Diego Centonze, Sergio Garbarino. The effects of daylight saving time and clock time transitions on sleep and sleepiness: a systematic review. Sleep Medicine Reviews,Volume 84,2025,102161,ISSN 1087-0792















