Nonostante gli anni trascorsi dall’esplosione della pandemia, i meccanismi che sostengono il Long COVID restano in gran parte oscuri.
Uno studio pubblicato su Brain Communications a firma del team guidato dal professor Takuya Takahashi della Graduate School of Medicine, Yokohama City University, mette sotto la lente la nebbia mentale Long COVID con metodi mai applicati prima su pazienti viventi.
Il brain fog da Long COVID è uno dei sintomi più segnalati e debilitanti: oltre l’80% dei pazienti riferisce difficoltà di attenzione, memoria e velocità di elaborazione. A fronte di milioni di infezioni globali, questo quadro clinico crea un onere sanitario e sociale significativo, compromettendo il lavoro e la vita quotidiana di chi ne soffre.
La novità dello studio è l’identificazione di una firma molecolare del Long COVID che potrebbe spiegare la persistenza dei deficit cognitivi. Per la prima volta i ricercatori hanno sfruttato una tecnica AMPAR PET con il radiotracciante [11C]K-2 per visualizzare i recettori AMPA (AMPAR) nel cervello umano. L’obiettivo era trovare correlati oggettivi della nebbia mentale Long COVID e colmare il vuoto lasciato dall’assenza di biomarcatori affidabili.
punti Chiave
- Studio pubblicato su Brain Communications e guidato da Takuya Takahashi, Yokohama City University.
- Il brain fog da Long COVID è altamente prevalente e provoca disabilità funzionale estesa.
- È stata identificata una possibile firma molecolare Long COVID correlata ai recettori AMPAR.
- Il metodo AMPAR PET con [11C]K-2 ha permesso la visualizzazione diretta in vivo dei recettori.
- La scoperta apre la strada a biomarcatori oggettivi e a nuove strategie terapeutiche.

Brain fog da Long COVID: definizione, impatto e perché è una priorità sanitaria
Il fenomeno noto come brain fog interessa molti pazienti dopo l’infezione da SARS-CoV-2. Questa parte spiega la definizione, la portata sociale e le lacune diagnostiche che ne ostacolano la gestione clinica.
Che cosa si intende per brain fog da Long COVID
Per definizione brain fog si intende un insieme di disturbi cognitivi persistenti dopo COVID-19. I sintomi includono calo di memoria, difficoltà di concentrazione, lentezza di pensiero e problemi di attenzione.
Questi segni sono riferiti da una quota molto alta di persone che sviluppano Long COVID. Possono durare mesi o anni e compromettere la qualità della vita quotidiana.
Prevalenza e impatto sociale ed economico
La prevalenza Long COVID suggerisce che milioni di individui nel mondo possono sperimentare brain fog. Con centinaia di milioni di casi di COVID-19, anche una percentuale contenuta si traduce in un numero elevato di persone affette.
L’impatto economico Long COVID si manifesta nella riduzione della capacità lavorativa, aumento dell’assenteismo e perdita di produttività. Le famiglie e i sistemi sanitari registrano maggiori richieste di supporto e cure.
Per la sanità pubblica la priorità deriva dalla portata del fenomeno, dalla durata dei sintomi e dalla mancanza di terapie mirate.
Limitazioni delle diagnosi precedenti e mancanza di biomarcatori
Studi di imaging strutturale hanno mostrato alterazioni cerebrali, senza però identificare disfunzioni molecolari specifiche. Questo impedisce una chiara interpretazione delle cause del deficit cognitivo.
L’assenza di biomarcatori Long COVID ha reso difficile distinguere i pazienti realmente affetti dai controlli sani. Senza indicatori oggettivi, sviluppare trattamenti mirati risulta complesso.
La scoperta della firma molecolare: aumento della densità dei recettori AMPAR
La ricerca Takuya Takahashi propone una nuova chiave per interpretare il brain fog da Long COVID. Lo studio ipotizza che la memoria e l’attenzione siano influenzate da cambiamenti nell’espressione dei recettori AMPAR. I ricercatori hanno tratto spunto da dati precedenti su disturbi neurologici e psichiatrici per costruire questa linea di indagine.
Ipotesi dei ricercatori basata su studi neurologici e psichiatrici
Il gruppo guidato da Takuya Takahashi ha osservato che alterazioni dei recettori AMPAR compaiono in condizioni come depressione, disturbo bipolare e demenze. Questi modelli suggeriscono che la modulazione di AMPAR può causare deficit di memoria e concentrazione. L’ipotesi centrale sostiene che simili meccanismi possano essere attivi anche nel Long COVID.
Metodo innovativo: PET con [11C]K-2 per visualizzare i recettori AMPAR
Per testare l’ipotesi, il team ha adottato la tecnica [11C]K-2 PET. Questo radiotracciante si lega in modo selettivo ai recettori AMPAR, consentendo una mappatura dell’abbondanza recettoriale nel cervello umano vivo. L’imaging AMPAR con [11C]K-2 PET permette misure quantitative e confronti tra soggetti affetti da Long COVID e controlli sani.
Risultati chiave: aumento diffuso della densità di AMPAR nei pazienti con Long COVID
I dati ottenuti mediante imaging AMPAR mostrano un incremento diffuso della densità dei recettori AMPAR nei pazienti con sintomi persistenti post-COVID. L’aumento interessa più aree cerebrali, suggerendo un’alterazione sistemica dei circuiti glutammatergici. Questi riscontri rafforzano la ricerca Takuya Takahashi come punto di partenza per studi futuri.
Prove cliniche e correlazioni: come la firma molecolare spiega la nebbia mentale
Un’analisi clinica ha confrontato un gruppo di 30 pazienti affetti da Long COVID con 80 controlli sani per valutare differenze molecolari e funzionali. I ricercatori hanno impiegato imaging PET mirato ai recettori AMPAR e test neurocognitivi standardizzati per mettere in relazione alterazioni sinaptiche e deficit cognitivi.

Confronto tra 30 pazienti con Long COVID e 80 controlli sani
La comparazione quantitativa delle immagini PET ha mostrato una variazione marcata nella densità di AMPAR tra i due gruppi. Le analisi statistiche hanno stimato sensibilità e specificità della tecnica per distinguere soggetti con sintomi persistenti da controlli senza sintomi.
Correlazione tra densità di AMPAR e gravità del deficit cognitivo
L’aumento della densità di AMPAR è risultato associato a peggiori prestazioni nei test cognitivi. Questo collegamento suggerisce che la misurazione dei recettori possa riflettere in modo oggettivo la portata del deficit mentale osservato nelle visite cliniche.
Associazione tra marker infiammatori e livelli di AMPAR
Le valutazioni biochimiche hanno evidenziato correlazioni tra concentrazioni di marker infiammatori Long COVID e la densità di AMPAR misurata con PET. I dati indicano una possibile interazione tra processi infiammatori e regolazione dei recettori sinaptici dopo l’infezione.
Risultati statistici preliminari hanno mostrato che l’imaging AMPAR è capace di distinguere pazienti e controlli con alta accuratezza. Tali osservazioni alimentano l’interesse per ulteriori studi clinici Long COVID volti a validare la correlazione AMPAR e sintomi e ad esplorare il ruolo dei marker infiammatori Long COVID come cofattori nella patogenesi.
Implicazioni per diagnosi, terapie e ricerca futura
La scoperta dell’aumento diffuso dei recettori AMPAR e la dimostrazione che l’imaging PET con [11C]K-2 distingue i pazienti dai controlli con alta sensibilità e specificità offrono una base solida per una diagnosi Long COVID oggettiva. Un biomarcatore basato su imaging AMPAR potrebbe agevolare la diagnosi differenziale, riconoscendo clinicamente il brain fog come una condizione con basi biologiche misurabili.
Dal punto di vista terapeutico, il ruolo centrale degli AMPAR indica che le terapie AMPAR rappresentano una strada promettente per i trattamenti brain fog. Farmaci volti a modulare o attenuare l’attività degli AMPAR potrebbero ridurre la nebbia mentale. Inoltre, la relazione tra marker infiammatori e livelli di AMPAR suggerisce strategie combinate che affrontino sia l’infiammazione sia la regolazione sinaptica.
Per la ricerca future Long COVID sono necessari studi longitudinali che valutino la durata delle alterazioni di AMPAR e la loro reversibilità con interventi mirati. Servono trial clinici per testare antagonisti o modulanti degli AMPAR in pazienti con Long COVID, con attenzione a sicurezza ed efficacia sui deficit cognitivi. Parallelamente, la ricerca molecolare dovrebbe esplorare come l’infiammazione post-virale influisca sulla regolazione dei recettori glutammatergici.
Il finanziamento rimane cruciale: il progetto ha ricevuto supporto da donazioni tramite READYFOR, dalla Takeda Science Foundation e dall’AMED (grant JP24wm0625304), oltre a contributi JST. Questi investimenti favoriscono il passaggio dalla scoperta scientifica a test diagnostici e trattamenti brain fog che possano realmente migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Link Fonte
Yu Fujimoto, Hiroki Abe, Tsuyoshi Eiro, Sakiko Tsugawa, Meiro Tanaka, Mai Hatano, Waki Nakajima, Sadamitsu Ichijo, Tetsu Arisawa, Yuuki Takada, Kimito Kimura, Akane Sano, Koichi Hirahata, Nobuyuki Sasaki, Yuichi Kimura, Takuya Takahashi, Systemic increase of AMPA receptors associated with cognitive impairment of long COVID, Brain Communications, Volume 7, Issue 5, 2025, fcaf337,















